Il primo Natale di Papa Francesco

Era attesa da tutti la prima messa di Natale di Papa Francesco, considerato ormai il Papa del cambiamento, della povertà e della vicinanza con i più deboli.

E le aspettative sull’attenzione del pontefice verso gli ultimi non sono state tradite neanche ieri, quando citando l’apostolo Giovanni, durante l’omelia ha spiegato: “Chi odia suo fratello cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi. E in questa notte – ha aggiunto il Papa – mentre lo spirito delle tenebre avvolge il mondo, si rinnova l’avvenimento che sempre ci stupisce e ci sorprende: il popolo in cammino vede una grande luce. Una luce che ci fa riflettere su questo mistero: mistero del camminare e del vedere. I pastori sono stati i ‘primi’ a vedere Gesù perché erano tra gli ultimi, gli emarginati. E sono stati i primi perché vegliavano nella notte, facendo la guardia al loro gregge“.

La cerimonia è iniziata alle 21.20 e a concelebrare con Bergoglio c’erano 30 cardinali, 40 vescovi e 250 sacerdoti, insieme a 14 diaconi, mentre altri 100 sacerdoti hanno distribuito la comunione.
Dopo la Kalenda, il canto che annuncia il Natale, è cominciata, al canto del Gloria, la processione d’ingresso e le campane della basilica hanno suonato con l’accompagnamento dell’organo. Al termine della celebrazione eucaristica, il Papa ha portato l’immagine del Santo Bambino in processione al presepio della basilica, dove c’è stato l’omaggio floreale di dieci bambini che, in rappresentanza dei diversi continenti, hanno deposto i fiori davanti al Bambinello. Nel pomeriggio in piazza san Pietro si era anche svolta l’inaugurazione del grande Presepe donato dall’arcidiocesi di Napoli.

Il Papa ha concluso la sua prima messa di Natale con un invito a condividere la “gioia del Vangelo“.
In Gesù, ha detto, “è apparsa la grazia, la misericordia e la tenerezza del Padre. In questa Notte condividiamo la gioia del Vangelo: Dio ci ama, ci ama tanto che ha donato il suo Figlio come nostro fratello, come luce nelle nostre tenebre. Il Signore ci ripete: non temete. E anch’io vi ripeto: non temete! Il nostro Padre è paziente, ci ama, ci dona Gesù per guidarci nel cammino verso la terra promessa. Egli è la luce che rischiara le tenebre. Il Nostro Padre perdona sempre. Egli è la nostra pace“.

Oggi a mezzogiorno il Papa ha rivolto dalla Loggia centrale di San Pietro il tradizionale messaggio natalizio ai fedeli, impartendo la benedizione apostolica Urbi et Orbi. Per l’occasione erano collegati 70 Paesi in mondovisione in diretta.
Dopo la strage di cristiani a Bagdad questa notte, il messaggio del Papa è stato tutto rivolto all’invocazione della pace: “Pace per tutti”.

In particolare il pontefice ha ricordato i conflitti che stanno devastando la Siria. “La vera pace non è un equilibrio tra forze contrarie. Non è una bella facciata, dietro alla quale ci sono contrasti e divisioni. La pace è un impegno di tutti i giorni, ma la pace è artigianale, che si porta avanti a partire dal dono di Dio, dalla sua grazia che ci ha dato in Gesù Cristo. Le guerre spezzano e feriscono tante vite“.

Ma il messaggio del Papa è stato anche rivolto alla tragedia dei migranti e dei profughi: “Dona speranza e conforto ai profughi e ai rifugiati – ha invocato il Papa – specie nel Corno d’Africa e in est Repubblica Democratica del Congo“. Quindi ha chiesto accoglienza, e che “tragedie come quelle di quest’anno, con i numerosi morti a Lampedusa, non accadano mai più“. Il Papa ha poi chiesto a Dio di toccare “il cuore di quanti sono coinvolti nella tratta di esseri umani, affinché si rendano conto della gravità di tale delitto contro l’umanità“. Papa Francesco ha invocato “Volgi il tuo sguardo ai tanti bambini rapiti, feriti e uccisi nei conflitti armati, e a quelli trasformati in soldati, derubati della loro infanzia“, per poi concludere con una benedizione particolare rivolta proprio a tutti quegli uomini che si prendono cura dei più deboli e degli ultimi, in un messaggio che dall’inizio alla fine era rivolto a fedeli e non fedeli, in questa immensa apertura verso il mondo intero che Bergoglio ha dimostrato sin dal suo primo giorno di pontificato.

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