La Legge elettorale rischia di diventare un boomerang per Renzi

Tre proposte di Legge elettorale per tre possibili scenari. Degno di uno stratega, Matteo Renzi si prepara ad ogni evenienza.

Un giocatore di poker si giudica dall’abilità con la quale riesce a bluffare. E, al momento, Renzi straccia tutti per distacco. Da quando ha ricevuto il plebiscito dal popolo delle primarie, che lo ha portato a definirsi “diverso” dai vari Enrico Letta ed Angelino Alfano portati al Governo rispettivamente da Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi, non passa giorno senza che il neo segretario democratico non cerchi di mettere in difficoltà, in modo sotterraneo, l’Esecutivo. Una serie di aut aut che iniziano a suscitare reazioni infastidite nel finora serafico Presidente del Consiglio dei Ministri. Si vuole arrivare alla stesura di un patto di legislatura che riesca a far arrivare il Governo al termine del semestre di presidenza dell’Unione Europea più nelle parole e nelle dichiarazioni di intenti, che nella realtà dei fatti.

Come nel gioco del domino, Renzi sta calcolando tutto pur di arrivare all’agognata poltrona di Palazzo Chigi. Dunque, ha deciso di spingere sull’acceleratore cercando di provocare un effetto cascata. Anche perché -probabilmente l’unico errore di Matteo il Giovane- si è lanciato in una serie di promesse che comunque vanno riempite di contenuto. Pena, la disaffezione immediata dell’elettorato, popolo delle primarie in testa. Ecco, quindi, che con quasi una settimana di anticipo rispetto a quanto annunciato prima della pausa natalizia, il segretario del Pd ha lanciato l’ennesimo diktat. Si parte dalla Legge elettorale dove il modello spagnolo rivisitato in salsa italiana (vale a dire con collegi più piccoli) rappresenta la proposta per rompere con tutti; il modello “Sindaco d’Italia” è l’esca per gli attuali alleati del Governo Letta, ma si scontra con quanto hanno affermato illustri costituzionalisti che intravedono in questo modello di Legge elettorale un modo per cambiare de facto la forma di Governo prevista dalla nostra Costituzione, da Repubblica parlamentare a Premierato; infine, il Mattarellum con piccole correzioni per evitare la parte di elezioni con il proporzionale, modello amato dalle opposizione Forza Italia e Movimento 5 Stelle in testa, perché si “schiaccerebbero” i partiti piccoli, polarizzando l’elettorato.

Per essere sicuro della propria strategia, nel calderone politico, il segretario del partito ha deciso di inserire anche altri argomenti all’ordine de giorno che scontentano un po’ tutti. Il Job act che sta riscuotendo poche simpatie sia nel Pd che negli altri partiti che sostengono l’attuale Esecutivo. Idem per quel che riguarda le modifiche alla Bossi-Fini e la regolamentazione delle unioni civili. E sicuramente si sarà sfregato le mani nel leggere le dichiarazioni immediate, su questi due argomenti, del vicepremier, Angelino Alfano: “Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie”. E prudente anche sul superamento della Bossi-Fini: “Con la sicurezza degli italiani non si scherza”.

Da Forza Italia, invece, al momento silenzio. Stessa consegna anche ai parlamentari del Movimento 5 Stelle da parte di Beppe Grillo, che propone una consultazione online dalla quale scaturirà la proposta di legge grillina da presentare entro febbraio. Inoltre, Grillo è ancora impegnato nella personale battaglia contro Napolitano, dopo l’ultimo scontro dell’anno con il discorso del 31 dicembre. Un nuovo post dedicato sul sito dell’ex comico genovese rende noti “i ‘veri’ dati d’ascolto del discorso di Napolitano. Quelli che giornali e Tg hanno vergognosamente nascosto. Eccoli, li abbiamo beccati”. Beppe Grillo parla di “falso boom” per il discorso di fine anno in tv del Presidente della Repubblica. Il leader del M5S linka sulla sua pagina Facebook un articolo di lafucina.it: “Lo hanno scritto tutti i giornali, e lo hanno detto in tutti i Tg: Napolitano ha fatto il boom di ascolti con il suo discorso di fine anno. Ok! Le analisi più dettagliate, però, dicono altro. Come mostrano i dati dello studio Barometro su dati Auditel, le cose sono andate diversamente, e parlare di ‘boom’ per il discorso di ‘Re Giorgio’ probabilmente è fuorviante”, si legge. “Se il lieve miglioramento rispetto allo scorso anno (un 2% in più, non il 12% come detto da tutti i media in un primo momento) è un dato incontrovertibile, sono altrettanto veri gli altri dati che parlano di un flop clamoroso del discorso presidenziale. Dal 2006 al 2013 (anni di presidenza Napolitano) sono stati più o meno 1,2 milioni gli italiani che hanno deciso di non ascoltare più il discorso di fine anno del Capo dello Stato. Uno share negativo che ha toccato il -13%. E anche i dati sull’età media dei telespettatori lascia perplessi: nel target 15 – 54 anni di età si registra la percentuale più bassa di sempre (45,4%)”.

Insomma, in attesa dell’impeachment annunciato da mesi e, pare, pronto alla presentazione in questo mese, il duello in stile “Cavalleria rusticana” fra i due contendenti prosegue e suon di post, discorsi e interviste.

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