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Economia

Riforma delle pensioni, le ipotesi del governo per superare Quota 100

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Federico Pontillo

Si avvicina il confronto tra governo e sindacati sulla riforma delle pensioni: almeno tre ipotesi per superare Quota 100.

La ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo (Getty Images)

La riforma delle pensioni passata alla storia come Quota 100, nata e sviluppata tra mille polemiche, si avvia verso la fine. Il 25 settembre infatti il governo incontrerà i sindacati per discutere alcune opzioni per modificare il regime previdenziale. Nelle ultime settimane ci sono state molte polemiche sul superamento di Quota 100. In molti hanno espresso forti timori su un possibile ritorno alla legge Fornero, una delle riforme pensionistiche più criticate. Per il momento però sembra che un passo indietro sia da escludere. Alcuni rappresentanti del governo infatti, tra cui la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, hanno sostenuto che la nuova riforma previdenziale andrà incontro a chi fa lavori usuranti. Per questo motivo sul tavolo ci sono almeno tre ipotesi per superare Quota 100 dal 1 gennaio 2022.

Quota 98: in pensione a 62 anni per i lavori usuranti

Una delle bozze di riforma delle pensioni prevede l’introduzione di Quota 98 per i lavoratori che svolgono professioni usuranti o gravose. Questa ipotesi permetterebbe di andare in pensione a partire dai 62 anni, avendo però versato almeno 36 anni di contributi. Questo progetto di riforma riprende la cosiddetta “Ape social“, cioè la possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 63 anni con 30 o 36 anni di contributi. Le professioni che permettono l’accesso a questo particolare piano previdenziale sono 15. Tra queste troviamo minatori, infermieri e ostetrici che lavorano su turni, insegnanti di scuole elementari e asili e assistenti di persone non autosufficienti. Il governo però ha affidato ad una specifica commissione parlamentare il compito di capire se includere altre professioni che rientrano nei canoni del lavoro usurante.

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Quota 101, a 64 anni si esce dal mondo del lavoro

La seconda ipotesi formulata dal governo è la Quota 101. Questa versione “aggiornata” di Quota 100 permetterebbe di andare in pensione a 64 anni – invece che a 63 – con almeno 37 anni di contributi versati. Questa proposta però prevede una penalità per chi sceglie di farne uso. Per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni, il lavoratore infatti perderebbe il 2,8/3% della pensione mensile.

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Quota 41, la proposta dei sindacati per la riforma delle pensioni

Quota 41, la proposta dei sindacati per la riforma delle pensioni (Getty Images)

Anche i sindacati hanno deciso di presentare una proposta di riforma del sistema pensionistico alla riunione del 25 settembre. Si tratta di Quota 41, l’unica formula previdenziale tra quelle proposte a non fissare un’età minima per l’uscita dal mondo del lavoro. L’unico requisito infatti è quello di aver versato almeno 41 anni di contributi. La proposta avvantaggia i lavoratori “precoci“, cioè quelli che hanno cominciato a lavorare negli anni dell’adolescenza. Al momento è già possibile chiedere questo genere di pensionamento anticipato, ma per farlo bisogna dimostrare di aver versato almeno un anno di contributi all’INPS prima dei 19 anni. I sindacati ora chiedono di rimuovere questo requisito, così da aumentare il numero di chi può richiedere l’uscita dal mondo del lavoro.

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