Carlo Cracco contro tutti: “Corona? chiamo gli avvocati”

Carlo Cracco passa al contrattacco. Lo chef stellato si difende dalle accuse dell’ex re dei paparazzi minacciando azioni legali

Carlo Cracco
Carlo Cracco (Getty Images)

La migliore difesa è l’attacco e lo chef Carlo Cracco sembra essere passato alla controffensiva per poter difendere il suo nome da accuse, al momento infamanti e prive di ogni fondamento. E si tratta di attacchi rivolti allo stimato chef stellato da La7, all’interno della Trasmissione “Non è l’Arena” condotta da Massimo Giletti.

E’ stato Fabrizio Corona, pluripregiudicato, ad infamare Cracco, addirittura accusandolo di essere connivente nello stupro da parte di Genovese alla ragazza di 18 anni nell’ambito di una delle sue ultime feste. Eppure Cracco, presente in una delle feste (non quella incriminata), era ritratto con la divisa da lavoro mentre impiattava le portate.

Stava, quindi, svolgendo il suo compito, quello per cui – evidentemente – era stato ingaggiato. E non è valsa a nulla anche la difesa strenua di Belen Rodriguez, pure lei ospite in una delle serate organizzate da Genovese, piuttosto famose nella Milano “bene”.

Carlo Cracco: partita l’azione legale

Carlo Cracco
Carlo Cracco (Getty Images)

E così Cracco ha già annunciato, attraverso la sua pagina Facebook, la “diffida inviata a La7-Giletti e Corriere dello Sport-Zazzaroni” proprio in riferimento alle accuse infamanti di Fabrizio Corona mosse nei confronti nella trasmissione.

Lo chef ha poi aggiunto come sarà pronto a “sporgere querela” chiedendo “i danni contro chiunque continuerà a diffamarmi”, la dichiarazione che non lascia margini di manovra. Giletti, a dir la verità, ha anche provato un timido tentativo di frenarlo durante le sue dichiarazioni, senza però gran risultato.

Carlo Cracco
Carlo Cracco (Getty Images)

La macchina del fango era già partito e lo chef è quindi passato al contrattacco per difendere il suo nome. Inaccettabile, secondo Cracco, essere accusato di connivenza, della stessa responsabilità di una guardia del corpo per uno stupro di cui è assolutamente avulso dai fatti.