Crisi di Governo alla prova del Senato: chi può “salvare” il Premier Conte

Passa la maggioranza alla Camera, oggi arriva la prova al Senato per la Crisi di Governo. Conte può essere ancora salvato.

Crisi Governo Senato Conte
Giuseppe Conte (getty images)

Una maggioranza assoluta. Quella avuta a Palazzo Montecitorio. Il primo scoglio è stato superato, le acque non si sono infrante. Così si guarda dritti a Palazzo Madama, più esattamente al Senato, dove la crisi di Governo vedrà il suo ultimo atto, quello decisivo, per sapere se Giuseppe Conte sarà ancora il premier in carica oppure no.

Partiamo quindi dai numeri. 315 i senatori eletti, più i 6 a vita. Per un totale di 321 senatori. Per salvare il premier occorrerebbero 161 voti. Ma la partecipazione di alcuni senatori a vita è in discussione: Renzo Piano non presenzia da molto tempo. Stesso discorso per Giorgio Napolitano. Mentre Liliana Segre sarà presente per votare la fiducia al premier. Ma senza alcuni di loro il quorum si abbassa.

Il premier ha dalla sua i 92 sì del Movimento 5 Stelle, e i 35 del Partito Democratico, più 6 di Liberi e Uguali (facente parte del gruppo misto). Infine 7 o 8 voti dei 9 componenti per le Autonomie: l’ottavo potrebbe essere proprio Napolitano (se sarà presente), mentre la nona Elena Cattaneo, altra senatrice a vita.

La conta per oltrepassare la crisi di Governo al Senato

Crisi Governo Senato Conte
Giuseppe Conte dinanzi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Getty Images)

Dai dati poc’anzi citati si comincia a contare: 142. Del gruppo Misto, in totale, fanno parte 29 senatori. Levando i 6 di Leu e Liliana Segre, ne rimangono 22. A favore del Premier, come annunciato dovrebbero votare gli esponenti del Maie (movimento degli italiani all’estero). Il Marie porterebbe a 147 i voti. Si va avanti: voteranno a favore l’ex PD Tommaso Cerno e Sandro Ruotolo, giornalista del centrosinistra. Per arrivare ai 150 voti ci sarà poi il voto della moglie di Clemente Mastella: Sandra Lonardo.

Altri due senatori a vita dovrebbero votare per il sì: Mario Monti, che ha definito incomprensibile una crisi di Governo, ma che si esprimerà solo dopo aver sentito il discorso del premier al Senato. E Carlo Rubbia, spesso assente a Palazzo Madama ma dovrebbe partecipare al voto.

Dai 152 in poi scattano i forti dubbi. Nel gruppo Misto ci sono una serie di ex del Movimento 5 Stelle: Gregorio De Falco, Lelio Ciampolillo, Tiziana Drago, Luigi Di Marzio e Mario Michele Giarrusso. Sono cinque voti che potrebbero portare la firma del sì. In più un ex grillina, Marinella Pacifico, che ha anticipato il suo No, ma che potrebbe essere una sorpresa all’ultimo istante. In tutto sarebbero 158.

La maggioranza relativa si fermerebbe a 158 voti, che non bastano per avere quella assoluta, ma valida per continuare a governa in stile Prima Repubblica. In ultimi il nodo astenuti: un conto è avere 143 voti contrari e 18 astenuti (Italia Viva). Un altro è quello di vedere parte dell’opposizione astenersi, e quindi far abbassare il voto dei No.