Tra speranze e tumulti ad orologeria si chiude la settimana a Napoli, De Magistris non demorde

La raccolta è ripresa e la situazione sembra migliorare, ma ci sono ancora circa 1.800 tonnellate di rifiuti in giacenza nelle strade di Napoli, 400 in meno rispetto a ieri, dopo una notte passata ancora tra incendi e posti di blocco a base di spazzatura in vari quartieri della città. Il sindaco Luigi de Magistris ammette in una intervista a “Il Mattino” di aver fatto un passo falso nel pronunciare la famosa frase dei “5 giorni” (stimando il tempo necessario per ripulire la città in regime ordinario) avendo obiettivamente dato spunto ad interminabili quanto pretestuose critiche da parte di chi evidentemente sta alla finestra attendendo un qualunque sbandamento della nuova amministrazione per poi dare addosso con tutti i mezzi. Ciò detto, non può fare a meno di notare che la coincidenza tra i suoi annunci e lo scoppio dei disordini è assai sospetta. “E’ evidente che c’è una regia dietro i roghi e i blocchi stradali” ha dichiarato, esortando i cittadini a mantenere la calma e soprattutto non bruciare i rifiuti che, producendo diossina, diventano un pericoloso veleno nell’aria e “trasformano” la qualità del rifiuto da normale in speciale, rallentando ulteriormente la raccolta.

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Un fatto positivo, secondo il sindaco, è l’apertura di una inchiesta della Procura per accertare eventuali responsabilità dell’emergenza: “E’ giusto verificare ciò che è accaduto, i rischi, le responsabilità e se c’è qualcuno che si mette di traverso“. Infine un richiamo al governo, che in queste ore deve affrontare l’opposizione della Lega Nord che minaccia addirittura di “far volare le sedie” sulla questione Napoli: “Noi stiamo facendo tutto quello che è istituzionalmente, politicamente e umanamente possibile. Ci auguriamo che anche le altre istituzioni si assumano le loro responsabilità” e conclude sottolineando l’atteggiamento costruttivo percepito durante l’incontro con il ministro dell’Ambiente.

E proprio Stefania Prestigiacomo assicura che si sta lavorando febbrilmente ad un provvedimento “serio” chiarendo che “la situazione impone un intervento straordinario e provvisorio per il trasferimento dei rifiuti in altre regioni“. Il Pd ne attende gli sviluppi chiedendo la proclamazione dello stato di emergenza e per bocca della responsabile Ambiente, Stella Bianchi, incalza: “Tutte le regioni italiane devono essere mobilitate per contribuire in un tempo definito. Che altro deve succedere perché governo, Regione e Provincia facciano il loro lavoro?”, posizione condivisa dal governatore della Puglia, Nichi Vendola.

Ma non tutti sono d’accordo, anzi: ”Finiamola di dire che il problema della spazzatura napoletana è un problema di tutti: non è colpa della Lombardia se Napoli è sempre alle prese con l’emergenza” ha detto il presidente del Consiglio della Regione Lombardia, il leghista Davide Boni, mentre dal Veneto gli fa eco il governatore Luca Zaia che dice di non volere i rifiuti di Napoli ma di essere disposto “ad offrire know how e tecnici per dare una mano con la raccolta differenziata”.

Polemizza col governo il vicecapogruppo di Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi: “Quando voleva usarla in prospettiva elettorale era pronto a convocare il consiglio dei ministri a Napoli. Ora sta fermo con la speranza che la spazzatura copra De Magistris”. Anche il governatore della Campania, Stefano Caldoro, del Pdl, ammette che qualcosa a Roma non funziona: ”il decreto che sta per varare il governo andava fatto venti giorni fa. Siamo gia’ in ritardo. E all’interno del governo la posizione della Lega e’ irragionevole“.
La settimana prossima quindi, potrebbe essere cruciale.