Eni, successo lancio bond da un miliardo a tasso fisso

Ieri, Eni ha lanciato un’emissione obbligazionaria a 8 anni da un miliardo, con cedola fissa annua del 4,25% e un prezzo di re-offer del 99,502%. Dai primi riscontri, pare che il bond con scadenza 8 febbraio 2020 abbia ricevuto un notevole riscontro da parte della domanda. Esso è rivolto agli investitori istituzionali e prevede un taglio minimo di 100 mila euro.

La domanda è arrivata, in particolare, da investitori istituzionali di Gran Bretagna, USA, Francia, Germania, Benelux e Italia. In una nota emessa dalla società, si legge che il successo dell’operazione è il risultato dell’eccellente reputazione creditizia del Cane a sei zampe.

Il bond è stato emesso in conformità alla decisione del cda del gruppo dello scorso 31 marzo 2011 e rientra all’interno di un piano di medio-lungo termine, l’Euro Medium Term Sheet Notes, mirato a salvaguardare la stabilità finanziaria del gruppo.

Il prestito sarà quotato solo a breve presso la Borsa del Lussemburgo, ma al momento la società sottolinea come i rendimenti esitati battano quelli dei titoli di stato di eguale durata, rimarcando, quindi, la percezione più positiva da parte dei mercati. E, tuttavia, anche Eni sconta il rischio-Paese, se è vero che il rendimento offerto viaggia sopra il tasso mid-swaps di circa 220-230 punti base.

Le richieste ad ora sono pari a 14 volte l’importo offerto, segno anche della remunerazione allettante. 700 gli investitori istituzionali che ne hanno fatto richiesta e sono coinvolte le banche Crédit Agricole, Hsbc, JP Morgan, MpS e Unicredit. Il rating Eni è A1 per Moody’s, con outlook negativo e A per Standard & Poor’s, sempre con outlook negativo.

Malgrado alcune preoccupazioni, causate dai risultati dell’ultima trimestrale, c’è da rilevare come la compagnia abbia scoperto un grosso giacimento di metano in Mozambico e l’ad del gruppo, Paolo Scaroni, si è subito recato a Maputo, per incontrare il presidente e discutere dell’estrazione di ben 425 miliardi di metri cubi di metano, che potrebbero riposizionare Eni in Africa, dopo la battuta d’arresto in Libia.

 

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