La Grecia condannata, “Riconosca unioni civili anche per omosessuali”

La Grecia esclude i gay dalle unioni civili. E l’Europa la sanziona. “Non ha presentato alcuna ragione convincente che possa giustificare tale esclusione“. Così la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha motivato la sua decisione di condannare la Grecia. La stessa Corte aveva stabilito precedentemente che quando uno Stato decide di regolamentare una qualsiasi forma di unione civile, questa non deve escludere persone dello stesso sesso.

Il Paese ellenico, con una legge del novembre del 2000, “recepisce le normative europee in fatto di unioni civili riconoscendo altresì alle coppie non sposate e ai single il diritto di procreare mediante inseminazione artificiale. Ai contraenti il patto sono riconosciuti pieni diritti sui beni acquisiti dopo l’avvenuta stipula. Esso regola inoltre altre questioni riguardanti la prole acquisita eventualmente nel corso del patto, gli alimenti a quest’ultima in caso di interruzione del patto e altre questioni ereditarie”. Tuttavia, con il Patto di libera convivenza esclude dallo stesso le coppie omosessuali.

Allargando il discorso all’intera Unione europea, si evince come la situazione, per quanto riguarda la piena parità di diritti tra coppie omosessuali ed eterosessuali, sia piuttosto variegata. Alcuni Stati, come la Spagna o i Paesi Bassi, si sono dotati di strumenti legislativi in grado di garantire e tutelare piena parità di trattamento a tutte le coppie, a prescindere dalla loro composizione. Tanto da riconoscere anche il matrimonio per tutti.

Mentre a far compagnia alla Grecia ci pensa l’Italia. Con un quadro normativo frammentato, non organizzato e diverso da Regione a Regione, se non addirittura da città a città. In primis, nel nostro Paese le coppie di fatto non sono affatto riconosciute. Né eterosessuali né omosessuali. Dalla fine degli anni ottanta sono stati proposti vari disegni di legge per disciplinare le unioni civili in entrambi i rami del Parlamento. Nessuno si è tramutato in legge anche per via di obiezioni e critiche della Chiesa Cattolica nel dibattito politico, nonostante l’intensificarsi di inviti da parte dell’Unione europea a procede in questo senso.
Il movimento LGBTIQ ha chiesto di istituire registri delle unioni civili, che però non determinano per gli iscritti vincoli giuridici a cui si ricollegano diritti e doveri, ma hanno come funzione precipua quella di dare risalto a queste situazioni. Che esistono e necessitano di essere riconosciute.

L’ostacolo maggiore è dovuto all’opposizione rigida di una parte dei rappresentanti politici (e quindi anche di chi rappresentano, evidentemente) sul tema della filiazione. “Temono” che il riconoscimento legale delle coppie omosessuali porti i bambini a crescere in un ambiente non idoneo al loro sviluppo. Dimostrando così di ignorare il fatto che i bambini che vivono in famiglie composte da due genitori dello stesso sesso esistono già (vedi le famiglie arcobaleno) e non risulta che vivano disagi diversi da quelli di tutti gli altri bambini, e di non avere nessuna conoscenza/competenza in campo pedagogico.

Naturalmente, va anche sottolineato come proprio recentemente sia stato invece riconosciuto, per i compagni/compagne dei parlamentari omosessuali, l’estensione della copertura sanitaria obbligatoria su proposta di Ivan Scalfarotto con il placet addirittura del Pdl.

Perché esiste l’omosessualità “parlamentare” che merita di essere tutelata e quelle delle persone di fuori a cui invece i diritti possono essere negati e vengono negati.

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