Chi è senza fissazioni scagli la prima pietra

Allineare gli oggetti, contare le cose, evitare le fughe tra le piastrelle, mettere in ordine con criterio cromatico, lavarsi le mani spessissimo, ricontrollare mille volte se si è spento il gas o la luce: siamo pieni di manie e ci somigliamo molto anche in quelle.
Al giorno d’oggi dobbiamo trattare sempre più frequentemente, è perfino banale dirlo, con situazioni che portano l’individuo a subire dosi massicce e crescenti di stress. E rispondiamo in diversi modi, con piccole azioni maniacali, di cui neanche ci rendiamo più conto.

Nevrosi e psicosi, come direbbe Freud, implicano la scissione del legame tra il soggetto e la realtà.
Bisognerebbe ovviamente distinguere tra le diverse organizzazioni psichiche che danno origine ai disturbi comportamentali, fino alla degenerazione in caso clinico, investigando la struttura dell’inconscio individuale.

L’argomento è così vasto, i trattamenti analitici così diffusi e sviluppati che il “transfert” potrebbe essere facilmente traslato nel lettore.

C’è da distinguere però tra le piccole manie di cui tutti siamo affetti in qualche modo, più o meno grave, e i disturbi che richiedono invece un trattamento clinico.
La nevrosi del disturbo ossessivo compulsivo (DOC), che può presentarsi tra i 15 e i 25 anni e presenziare cronicamente per l’intero corso della vita. I sintomi principali, facilmente riscontrabili, sono: la ripetitività delle azioni, la difficoltà di instaurare relazioni affettive-sessuali, compromissione delle attività fisiologiche più elementari. Il DOC si manifesta con azioni/reazioni esagerate ed irrazionali.

Quali sono i disturbi ossessivi più diffusi?

Secondo l’Associazione di Psicologia Cognitiva Italiana il DOC, anche in forma latente, può svelarsi con diverse accezioni comportamentali, con coazioni che coinvolgono timori ciclici e controlli protratti e ripetuti, messi in relazione al dubbio di aver trascurato qualcosa o di aver fatto un errore o danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente. Chi soffre di questo tipo di disturbo arriva a pensare che una propria azione o omissione sia causa di disgrazie. Altro disturbo spesso riscontrabile è quello inerente la psicosi del contatto inteso come contagio o contaminazione. Le persone che ne soffrono sono tormentate dall’insistente preoccupazione che loro stessi o un familiare possa ammalarsi entrando in contatto con qualche invisibile germe o sostanza tossica, ne consegue, ad esempio, il lavaggio delle mani in maniera ripetuta oppure l’uso dei guanti anche in estate. In ultima istanza prendiamo in considerazione la tipologia di disturbo che si manifesta con l’impulso di accumulare e conservare oggetti, anche insignificanti e deperibili (es. giornali, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote), perché un giorno o l’altro potrebbero tornare utili.

È consigliato non lottare da soli contro questi disturbi, ma ricorre all’aiuto di uno specialista. Confrontarsi da soli con il problema spesso può essere improduttivo e portare al fallimento anche le più buone intenzioni di autocura.

Esclusivamente in circostanza di disturbi lievi e occasionali, che provocano un fastidio molto contenuto, si può auspicare ad un’oculata strategia di lavoro su se stessi, cercando di circuire e far svanire la propria mania. I dottori suggeriscono di lavorare molto sul proprio inconscio cercando innanzitutto di razionalizzare. Infatti, può essere utile ripetersi che l’input proveniente dal cervello, cioè la mania, non sia reale, ma dovuta ad un’alterazione del nostro modo di osservare il mondo circostante a causa delle nostre percezioni alterate. Prima di rispondere allo stimolo ansioso, dovuto ad esempio all’aver toccato un oggetto “sporco”, bisogna temporeggiare; il secondo consiglio, di fatto, è quello di autocontrollarsi. I riti gestuali e di controllo devono essere intesi come azioni da centellinare nel corso della giornata. Un percorso con arditi obiettivi dediti alla redenzione dalla nevrosi, non troppo celata, che vede come primo ostacolo da affrontare il bisogno di spiegare ai familiari le “stranezze” da cui si è affetti, in maniera tale da poter ricevere aiuto ed evitare inutili discussioni che possono degenerare in litigi.

Leggendo la sintomatologia e le sue manifestazioni esterne, sembrerebbe che siamo tutti affetti da DOC, in vari gradi e varie misure. In realtà si tratta di una patologia grave che va trattata, ma certamente riconoscere le proprie fissazioni è il primo passo per riuscire a controllarsi e arginarle prima che diventino “malattia”.

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