L’affanno di Pieraccioni e la vitalità dei giovani, ma è un gradevole via vai

Voglio essere subito sincero: sono un fan sfegatato di Leonardo Pieraccioni. Uno di quelli che hanno il dvd de Il paradiso all’improvviso, che hanno imparato le battute di Fuochi d’artificio e Il pesce innamorato (quella sul sindacato dei principi azzurri). Uno di quelli, un po’ snob, che dicono che sì Il Ciclone è bello, ma I Laureati di più.

Ho avuto animate discussioni con alcune mie ex fidanzate perché vorrei chiamare mia figlia Amaranta, come la protagonista di uno dei film di Leonardo, e temo che la maggior parte delle mie storie siano finite proprio per questo motivo. Bah.

Ieri sera ho visto Un fantastico via vai: un film stroncato da gran parte della critica, ancora prima di uscire. Come se quella recensione, in un certo senso, fosse già pronta. Premetto che io non sono un critico cinematografico ma solo un appassionato. Sono andato al cinema prevenuto come prevenuto, a mio parere era il giudizio di molti esperti.
Certo aspettarsi lo stesso Pieraccioni de Il Ciclone o dei Laureati sarebbe stato quantomeno pretenzioso. In Un fantastico via vai c’è qualche acciacco e molto affanno, soprattutto quando il protagonista, Arnaldo Nardi, impiegato di banca stufo della routine e ossessionato dalla Santa Maria (la nave di Colombo), prova a ripetere la fuga del suo primo film per non pagare il conto del ristorante.

Ma devo dire che ho apprezzato molto questi affanni del protagonista. Il rispetto verso gli anni che passano, l’esaltazione della vita, della forza e della spensieratezza dei personaggi più giovani. Loro piangono, loro amano, loro si arrabbiano, fanno pace e fanno l’amore. Leonardo stavolta osserva, ricorda, rispetta, consiglia. Forse il film potrà apparire eccessivo nella morale, eppure risulta gradevole, leggero, grazie anche alla presenza dei soliti Panariello e Ceccherini, e alla partecipazione di Enzo Iacchetti e Alessandro Benvenuti. Significativo il cammeo di quest’ultimo. Un minuto, ma di grandissima intensità.

Con grande passione recitano invece i giovani protagonisti del film: Chiara Mastalli, Giuseppe Maggio, la bravissima catanese Marianna Di Martino, Davide Sef e Alice Bellagamba. Per qualcuno è una conferma per altri un esordio, ma il gruppo funziona, sembra che il regista fiorentino ritrovi verve a recitare con i giovani e loro acquisiscano sicurezza già durante il film. Almeno così mi è parso. Magari potrà dirci qualcosa di più Alice Bellagamba che ci ha promesso una video intervista esclusiva.

A voler trovare il difetto devo dire che le battute da tramandare ai posteri non sono poi così tante, e di gag da far esplodere di risate la sala ne ricordo solo una: quella di Pieraccioni che ballando fa cadere lo stereo dalla finestra. Ma stavolta si punta su altro. Sul sorriso malinconico piuttosto che sulla risata, sulla carezza piuttosto che sulla pacca sulla spalla. Strano constatare che i giovani protagonisti, nel film, non fanno uso di chat, sms, facebook e intrugli social vari. Una scelta sicuramente voluta, controcorrente rispetto alla realtà. Da un lato si potrà dire che i giovani (persino i bambini) di Un fantastico via vai non rappresentano in pieno la realtà.

Troppo maturi (non a caso una delle riflessioni più belle del film la fa una bambina, a proposito della “pause di riflessione” dicendo “Io quando faccio pausa, a scuola, non voglio più tornare in classe“), dediti al dialogo, aperti, mai con uno smartphone in mano. Dall’altra, se il cinema è una fiction, incarnano una prospettiva antica ma migliore, ottimista, genuina. In fondo l’obiettivo di un film deve essere anche quello della sospensione dell’incredulità, e sono sicuro che, a dispetto di quanto dicono i critici, Leonardo ci riesca. Sicuramente molto di più che in Io e Marylin e Finalmente la felicità, nonostante l’assenza dell’ottimo Rocco Papaleo. Insomma, a dispetto della morale e degli acciacchi, per me il film è promosso. Ah: se trovate una donna che vuole chiamare sua figlia Amaranta, giuro che la sposo.

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