Libano, tre miliardi di dollari dall’Arabia Saudita

In un intervento alla televisione di Stato il presidente libanese Michel Suleiman ha fatto un annuncio importante: a sostegno delle truppe, l’Arabia Saudita donerà tre miliardi di dollari al Libano destinati all’acquisto di armi. In un insolito triangolo, poi, le armi verranno acquistate presso i francesi.

La notizia è giunta proprio mentre il presidente francese Francois Hollande iniziava la sua visita a Riad, capitale dell’Arabia Saudita. Una cifra imponente quella che il Libano, “occupato” fino al 2005 dalle truppe siriane, riceverà per far fronte a una situazione piuttosto prolungata e che si regge su un fragile equilibrio religioso. Si pensi che la Costituzione stessa prevede che il premier sia un sunnita, il presidente un cristiano mentre il presidente della Camera sia sciita.

Le milizie sciite di Hezbollah, che ora in Siria combattono al fianco delle truppe di Bashar Assad, finora sembra abbiano avuto la meglio proprio perché i mezzi arretrati con cui l’esercito libanese le affrontava erano anche quelle lasciate dagli italiani al termine dell’operazione Italcon del 1982, si contano vecchi blindati M-113 anni ’60, quando il Libano fu oggetto di un’invasione palestinese e americani, francesi e italiani intervennero per evitare un bagno di sangue.

L’accordo, se così si può chiamare un’operazione finanziaria fra le più ingenti e sicuramente la più corposa donazione ricevuta dal Libano, avviene a due giorni dall’attentato di un kamikaze che si è fatto esplodere in una autobomba, causando la morte di almeno otto persone e ferendone una settantina. E proprio tra le vittime c’è anche l’ex ministro sunnita Mohammed Shattah, attuale consigliere di Saad Hariri, figlio di Rafik. Il presidente Suleiman, ex capo dell’esercito, ha affermato che la boccata d’ossigeno all’esercito servirà anche per lottare “contro il terrorismo e aiutare l’Unifil” ovvero la missione Onu schierata nel sud del Paese, confinante con Israele.

Di sicuro questa mossa Arabia Saudita-Libano avrà un ruolo importante anche nella guerra in Siria e nella situazione attuale del Medio Oriente.

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