Approvata legge anti social: Facebook, Twitter e YouTube tremano

Una legge approvata in Turchia permetterà al governo di Erdogan di controllare gli utenti e i contenuti sui social network.

Il partito del presidente turco Tayyip Erdogan ha ottenuto in parlamento l’approvazione di una legge molto contestata dalle opposizioni. Riguarda il controllo sugli accessi ai social network e sui contenuti presenti in rete. E secondo diversi osservatori internazionali rappresenta una preoccupante violazione dei diritti di espressione su Internet.

La legge prevede che ciascuna piattaforma tecnologica cui fa capo un social network con oltre un milione di utenti al giorno abbia un referente responsabile in Turchia e di cittadinanza turca. Questo rappresentante avrà un controllo nella mediazione del servizio reso dal social network all’utente finale. E dovrà se necessario rendere disponibile l’accesso ai dati degli utenti in caso di richiesta da parte dei magistrati nel corso di eventuali indagini.

Il governo turco sostiene che questa misura sia una forma di tutela dei cittadini contro le truffe online, la disinformazione e i reati informatici, i cui responsabili saranno in questo modo più facilmente individuabili. Le grandi aziende del web che non rispetteranno questa legge saranno multate e potrebbero incorrere nell’oscuramento dei contenuti fino al 90 per cento.

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La legge anti social network, le critiche delle associazioni

Recep Tayyip Erdogan Vladimir Putin
Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin (Getty Images)

Secondo molte associazioni per i diritti umani la legge anti social network approvata dal governo di Erdogan rischia di trasformare la Turchia in un paese ancora più autoritario e repressivo. Già oggi è una delle nazioni con il più alto numero di richieste di oscuramento dei contenuti su Internet.

La rimozione di eventuali contenuti giudicati inappropriati dal rappresentante turco, in base alla legge, dovrà essere eseguita entro 24 ore dalla richiesta. La possibilità di esercitare un simile controllo sia sui contenuti che sui dati personali presenti sui social, secondo l’organizzazione Human Rights Watch, avrà l’effetto di condizionare gli utenti manipolando le informazioni dominanti.