Google chiude Play Music, il servizio di acquisti e streaming musicali

L’azienda interromperà totalmente il servizio Google Play Music entro l’autunno per concentrarsi su YouTube Music.

A partire dal prossimo settembre Google Play Music non sarà più disponibile in Australia e Nuova Zelanda, ed entro la fine di ottobre il servizio sarà dismesso anche nel resto del mondo. Lo ha annunciato in un comunicato la società fondata da Larry Page e Sergey Brin, rendendo noto che per quella data gli utenti non potranno più usufruire del servizio di streaming, download e upload musicali offerti da quella app.

Play Music è la app di Google lanciata nel 2011 che permette di acquistare, scaricare e caricare contenuti musicali in versione digitale, per poi fruirne o in streaming o in locale. La decisione di Google, già nota da tempo, è legata alla scelta dell’azienda di concentrare gli sforzi sul nuovo servizio di streaming musicale YouTube Music, lanciato nel 2015.

La formula di Play Music si era ormai ampiamente dimostrata non in grado di tenere testa ai principali servizi di streaming come Spotify. Pur essendo la app di fatto preinstallata in milioni di smartphone Android di tutto il mondo, il totale degli utenti attivi faticava ad avvicinarsi anche soltanto ai numeri di Apple Music.

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Da Google Play Music a YouTube Music, come funziona

YouTube
(Getty Images)

Sul nuovo servizio di streaming YouTube Music saranno presto a disposizione degli utenti oltre 60 milioni di canzoni. Non ci sarà una sezione dedicata all’acquisto, come in Play Music, ma il servizio sarà molto più completo e specifico per lo streaming musicale. Tutti gli attuali utilizzatori di Play Music avranno tempo fino a dicembre per trasferire i loro acquisti e le loro playlist su YouTube Music. E in questo senso Google ha messo a disposizione una serie di strumenti utili e guide specifiche.

“Eravamo gli unici a offrire un servizio che permettesse di riunire tutta la propria musica in un unico contenitore”, ha spiegato alla BBC Brandon Bilinski, oggi responsabile di prodotto in YouTube Music. Ma il punto, secondo Bilinski, è che pochi utenti, e pochissimi tra quelli giovani, sentivano il bisogno di caricare la loro musica in virtuale. Un servizio di streaming musicale per loro risulta più che sufficiente.