Coronavirus, Conte annuncia il vaccino: la data delle prime dosi

Il premier Giuseppe Conte fa un annuncio importante: “Le prime dosi del vaccino potrebbero essere pronte a dicembre”. Intanto in Lombardia la situazione è fuori controllo. 

Continua a preoccupare la diffusione dell’epidemia da Coronavirus. I casi aumentano in modo rapido e incontrollato, e il Governo pensa a nuove misure di contenimento. Dopo l’emanazione del nuovo Dpcm avvenuta domenica sera, si guarda con timore alla situazione lombarda.

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Fontana-Lombardia (Facebook)

Nella Regione governata da Attilio Fontana, l’aumento è preoccupante. Per questo il presidente, in accordo con i primi cittadini, ha preso una decisione: la Lombardia dovrà rispettare il coprifuoco dalle 23 alle 5 del mattino.

Una decisione ritenuta indispensabile dagli esperti: stando alle parole di Fabrizio Pergliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano, «la situazione in Lombardia è esplosiva». E’ d’accordo anche il primo cittadino di Milano Beppe Sala che questa mattina ha pubblicato un video sul suo profilo Instagram per annunciare l’urgenza della nuova misura, con particolare attenzione nella città meneghina, tra le più colpite d’Italia.

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Conte: “Presto arriverà il vaccino”

giuseppe conte mascherine
Il premier Giuseppe Conte (Getty Images)

D’altro canto dai vertici arrivano buone notizie. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto sapere che, con molta probabilità, le prime dosi del vaccino saranno pronte a dicembre. Sotto l’albero di Natale, dunque, qualcuno potrebbe trovare l’antidoto contro questo male inarrestabile. Sarà vero? Le sperimentazioni proseguono, seppur non  senza intoppi.

Infatti Antonio Metastasio, il volontario umbro impegnato nella sperimentazione del vaccino per il Covid – portato avanti dal gigante farmaceutico AstraZeneca –  si è sottoposto ad ulteriore controllo: l’esito è stato positivo.

Anche dall’Oms arrivano notizie, meno incoraggianti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, l’aumento dei casi è spaventoso e il motivo è da ricercare anche nel comportamento delle autorità locali: chi è entrato in contatto con un positivo non è stato messo in quarantena per un tempo adeguato.