Scontri Usa, la brutta fine dell’uomo che ha invaso l’ufficio di Nancy Pelosi

Gli scontri Usa al Campidoglio continuano a lasciare strascichi: l’uomo entrato nella stanza di Nancy Pelosi ha fatto una brutta fine. Cos’è successo

Scontri Usa
Scontri Usa (Getty Images)

Gli scontri negli Usa, al Congresso si trascinano ancora molti strascichi , non ultimo il processo di impeachment che, con ogni probabilità, verrà avviato nei confronti del presidente uscente Donald Trump. Sono ancora negli occhi di tutti i clamorosi gesti al Campidoglio, con l’irruzione dei manifestanti all’interno del palazzo della democrazia Usa.

Un vero e proprio attacco quello effettuato dai sostenitori di Donald Trump, in aperto contrasto con la ratifica ufficiale di Biden a nuovo Presidente degli Stati Uniti. Una domenica di terrore quella vissuta a Washington, con immagini che sembravano quelle di un film.

Ed invece erano vere e, tali da aver riempito i giornali ed i tg di tutto il Mondo, con cinque morti provocati (anche un poliziotto) e ben 13 feriti. E gli Stati Uniti sono partiti al contrattacco, identificando e punendo i responsabili dell’attacco. Ben 52 gli arresti effettuati, di cui 26 a Capitol Hill.

Scontri Usa, Barnett in manette: i capi d’imputazione

Scontri Usa - Richard Barnett
Richard Barnett (Getty Images)

Tra i fermati, molti per violazione del coprifuoco, c’è anche Richard Barnett,  uno dei manifestanti che ha fatto decisamente scalpore. L’uomo, 60 anni e residente nell’Arkansas, era uno dei più facinorosi e si è fatto immortalare nella stanza della speaker della Camera Nancy Pelosi – appena riconfermata nel suo ruolo – seduto dietro la scrivania con tanto di piedi sopra.

Una foto decisamente d’impatto, con l’uomo che ha anche frugato tra le sue cose e preso un plico con alcuni documenti come ha ammesso a giornalisti del New York Times. “Ho posato un quarto di dollaro sulla scrivania, quindi non ho rubato quei documenti” ha detto Barnett che aveva un cartello davvero eloquente con su scritto “Noi non ci ritireremo“.

Una vera e propria dichiarazione d’intenti ma il suo piano dovrà portarlo avanti qualcun altro. Lui, infatti, è finito dietro le sbarre con accuse davvero pesanti; si va da infrazione con la forza in una struttura ad accesso limitato fin al furto di documenti privati e di Stato, tutti reati federali.