Vaccino AstraZeneca non approvato, l’allarme: “Dati obsoleti”

Non si placa la bufera attorno al vaccino Astrazeneca. Mentre l’EMA assicura come il farmaco inglese sia pienamente sicuro, c’è chi mette in dubbio gli studi sull’efficacia della cura. Che cosa sta succedendo? 

boccetta vaccino anti coronavirus
Boccetta vaccino anti Coronavirus (fonte Getty Images)

Mentre in Italia, così come in altri Paesi d’Europa, sono riprese le vaccinazioni anche con Astrazeneca a seguito di alcuni giorni di stop precauzionale, negli Stati Uniti manca ancora l’approvazione per usare il farmaco realizzato dagli inglesi. La vicenda è recentissima: nel vecchio continente alcune morti sospette e casi di trombosi a seguito della vaccinazione avevano portato le autorità sanitarie a bloccare la somministrazione del vaccino AstraZeneca, almeno fino a quando non fossero arrivate rassicurazioni dall’EMA e dall’Unione Europea.

Appurato come la cura inglese non sia collegabile ai decessi di alcuni, pochi, pazienti, sono riprese le inoculazioni anche di questo farmaco. Negli Stati Uniti però Astrazeneca continua a non venir approvato, tanto che la campagna di vaccinazione prosegue (a pieno ritmo) con Pfizer e Moderna. Ma che costa sta frenando gli USA dall’approvare anche il terzo vaccino?

Siamo preoccupati che AstraZeneca possa aver incluso informazioni obsolete da quello studio, che potrebbero aver fornito una visione incompleta dei dati di efficacia“, precisa il Comitato di monitoraggio sull’efficacia dei dati.

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Vaccino AstraZeneca, altri studi in corso

Negli Stati Uniti insomma ci saranno ulteriori studi e approfondimenti per testare l’efficacia del vaccino Astrazeneca. Il tutto proprio quando sembrava che il farmaco potesse essere approvato, esito che viene evidentemente ancora rimandato. Lo studio statunitense inoltre ha dimostrato come la cura abbia un’efficacia stimata al 79% nel prevenire il Covid-19 nella sua forma sintomatica, e al 100% per quanto riguarda la malattia grave e il ricovero.

Negli USA intanto la campagna di vaccinazione prosegue spedita, al punto che ad oggi un adulto su sei ha già ricevuto almeno la prima somministrazione del farmaco.