Carlo Verdone, il bar del cuore rischia di chiudere: “Grande rabbia”

Grandissima rabbia per il cineasta romano Carlo Verdone che apprende dell’imminente chiusura di uno dei suoi bar del cuore 

Carlo Verdone seduto a terra
Il cineasta romano Carlo Verdone (getty images)

La notizia dell’imminente chiusura di uno dei suoi bar del cuore è stata per Carlo Verdone fonte di grande rabbia. I film del regista e attore romano, infatti, sono entrati nella storia del cinema italiano, così come i luoghi nei quali ha deciso di girare quelle stesse pellicole.

Dalle Chiese selezionate per le scene dei matrimoni di “Viaggi di nozze”, al negozio di alimentari del personaggio interpretato dal mitico Mario Brega in “Borotalco”, anche i posti in cui il regista ha ambientato le sequenze dei suoi film hanno contribuito a renderle dei veri e propri “cult”.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE>>> Christian De Sica a ‘Oggi è un altro giorno’ rivela: “Verdone parla solo di quello”

Carlo Verdone e la rabbia per la chiusura del bar

Carlo Verdone sorride a braccia aperte
Carlo Verdone (getty images)

Si pensi ora alla famosa scena del flipper di “Troppo Forte” con il  personaggio di Oscar Pettinari magistralmente interpretato da Verdone. Sarebbe stata la stessa se fosse stata girata altrove? Probabilmente no. Lo sa bene il regista romano che dovrà assistere alla probabile chiusura del mitico baretto che ha ospitato la scena cult del film. Quel luogo aveva colpito particolarmente l’attenzione del cineasta, come dichiarato in un’intervista al Messaggero: “Cercavo un posto che mi permettesse di scorrazzare con la moto nel verde e rimasi colpito dalla poesia della Casina. A conquistarmi fu l’umanità che la popolava. Apprezzai la semplicità del posto e mi piacque tanto anche il vecchio flipper piazzato in un angolo“.

L’attore romano afferma, inoltre, di essere rimasto molto male a seguito della notizia della chiusura del bar: “Sapere che non è ancora uscito il bando che riassegna la concessione e il baretto rischia di sparire mi provoca una grande rabbia“.

Secondo l’artista, la causa dello stato di abbandono del luogo sarebbe da addebitarsi, in parte, alle dinamiche burocratiche italiane: “La vicenda di quel locale è l’ennesima conferma che le lungaggini burocratiche stanno devastando non solo la nostra città ma l’intero Paese. L’immobilismo delle istituzioni genera il degrado e anche il cattivo esempio: se non c’è attenzione per il bene pubblico, come possiamo aspettarci un comportamento rispettoso da parte della gente? Ma a Roma ci sono altri casi di incuria“.