A Faenza piovono tortore, come negli States

Migliaia di merli sono piovuti dal cielo nei giorni scorsi in Arkansas. Chiari segnali di un’apocalisse imminente? Se così fosse il Bel Paese non la scamperà, anche da noi infatti si è registrata nelle ultime ore una inusuale moria di uccelli. Accade a Faenza, in provincia di Ravenna, dove sono circa 400 le tortore trovate morte, nei pressi di una distilleria che produce olii alimentari.

Gli esemplari sarebbero stati raccolti tra domenica e martedì dagli uomini del Corpo forestale. La causa della morte dei volatili non è affatto chiara e il pensiero corre subito ai casi analoghi d’Oltreoceano, anche se le autorità invitano a non saltare subito a conclusioni apocalittiche: non ci sarebbero elementi per ipotizzare una causa comune tra stragi così distanti.

Rimane un mistero però la causa della morte di così tanti animali in poco tempo. A chiarire il giallo, spiega la responsabile del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del comando pronciale di Ravenna, potrebbero essere gli esiti degli esami su alcuni degli esemplari raccolti, mentre contemporaneamente sono stati raccolti anche alcuni campioni del materiale presente nella distilleria: resti di granaglie e semi di mais di cui tortore e piccioni sono ghiotti. Potrebbe esserci proprio questo dietro alla strage di volatili? E se così fosse perché nessun piccione è rimasto ucciso?

La risposta a queste domande non è poi così incredibile. Le anticipazioni delle analisi parlano di una dieta sbagliata e prolungata, a base naturalmente di semi di girasole e altre sostanze. Un tipo di alimentazione rispetto al quale il fegato delle tortore, già debilitato dalla stagione invernale, è più vulnerabile rispetto a quello dei piccioni. Si escludono comunque patologie pandemiche ed influenze aviarie. Insomma, almeno per questa volta l’umanità è salva. Le povere tortore no.

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