Continua la protesta degli impiegati di Fincantieri

A Genova i lavoratori della sede di Fincantieri di Sestri Ponente continuano a protestare. Intantol’azienda è parzialmente tornata indietro sui suoi passi. Infatti Fincantieri si è detta disponibile a sottoscrivere l’accordo di programma per il ribaltamento a mare del cantiere e ad aprire una trattativa con i sindacati riguardo al piano per la chiusura della fabbrica genovese. Bruno Manganaro, segretario della Fiom di Genova, ha risposto alle dichiarazioni dell’azienda: “E’ assolutamente insufficiente. Noi chiediamo al Governo e non più all’azienda di ritirare quel piano industriale. In questo momento, infatti l’azienda è inaffidabile perché ha fatto più volte un passo avanti e un passo indietro. Non credo – continua Manganaro – che sia più credibile la parola del suo amministratore delegato: ci vogliono degli atti concreti che può fare solo la proprietà,  cioè il Governo, e degli atti formali per convincerci che c’è veramente una situazione nuova. Siamo tutti in attesa e non smobilitiamo assolutamente“.

Oggi è stato inoltre istituito uno sciopero nella sede di Sestri Ponente, in quanto le guardie della fabbrica hanno rimosso alcuni striscioni che erano stati affissi dagli operai nei giorni precedenti. Manganaro ha parlato anche di questo sciopero, dichiarando che “i lavoratori avevano attaccato i loro striscioni ai cancelli della fabbrica ma le guardie, probabilmente su indicazione dei dirigenti, li hanno rimossi. L’azienda sembra non voler mai perdere occasione di creare tensione”.

E’ inoltre intervenuto sulla questione il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, parlando alla fine di una riunione di Confindustria: «C’è la necessità di trovare delle ipotesi di riconversione e di ristrutturazione condivise. Sino a quel momento i cantieri non si chiudono». Romani ha poi aggiunto che «la crisi investe con maggiore problematicità Genova-Sestri e Castellammare di Stabia. Su Sestri è in atto un accordo di programma che vale 300 milioni, condiviso anche dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova». Infine il ministro ha risposto a Susanna Camusso, leader della Cgil, che aveva denunciato un ritardo del governo nell’affrontare la crisi dei cantieri: Romani ha affermato che «i tavoli ci sono sempre stati» e che sono necessari un piano di riconversione dei cantieri e una ristrutturazione di tutta l’azienda per evitarne la chiusura.