Berlusconi studia riforma fiscale parallela

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, starebbe studiando una sua personale riforma del fisco, per sottrarre la materia dal suo ministro dell’economia, a cui vuole affiancare una cabina di regia del PDL, in modo tale da giungere a scelte condivise.

Si studiano le cifre a Palazzo Grazioli e i conti non sembrano così pessimi, come pretenderebbe di presentarli Tremonti. Certo, il caos Grecia e il rischio di un collasso finanziario ad Atene mettono in guardia da manovre azzardate, ma si valuterebbe in 20 miliardi la cifra necessaria per portare i conti pubblici in pareggio o quasi pareggio nel 2014, obiettivo concordato con l’Unione Europea.

Venti miliardi non sono pochi, pari all’1,2-1,3% del pil, ma non sono nemmeno i 40 miliardi di cui si parla in queste settimane e che Tremonti ripete a tutti i livelli. Insomma, rispetto alle cifre di cui si sarebbe discusso fino ad oggi, ci sarebbe un margine di manovra ben più ampio, anche accantonando una parte della differenza tra i 20 e i 40 miliardi, per ragioni di prudenza.

Berlusconi vorrebbe il taglio delle aliquote Irpef solo sulle fasce di reddito più basse, in modo da concentrare gli effetti di una riduzione delle imposte. 

Dal primo dei quattro tavoli tecnici messi in piedi da via XX Settembre, per proporre una riforma complessiva del fisco italiano, si sarebbe giunti a una idea di riduzione delle aliquote a solo tre, del 20%, 30% e 40%, il cui minore gettito conseguente potrebbe essere compensato da un aumento dell’Iva dal 10% all’11% e dal 20% al 21%, come stimato dalla Cgia di Mestre.

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