La solita Lega, Castelli: “Romani culturalmente arretrati”

CastelliCi risiamo: la Lega torna a far parlare di sè per dichiarazioni che poco hanno di politico e molto di razzista. Ci eravamo abituati alle invettive di Borghezio, sempre pronto a sparare insulti scegliendo a caso tra musulmani e napoletani, o ai cori da stadio di Salvini. Ieri è toccato al senatore Roberto Castelli rispettare la “tradizione” affermando che i romani sono “culturalmente arretrati”. Il viceministro dell’Infrastrutture e Trasporti parlando della questione dei pedaggi sul Grande Raccordo Anulare, richiesti dalla Lega e a cui si oppone tra gli altri il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha dichiarato che “i romani non vogliono pagare perchè sono arretrati culturalmente, perchè pensano che lo Stato debba pensare a tutto”.

La frase ha scatenato l’ira del primo cittadino della capitale che si è detto “stufo di sentire offese gratuite che ogni giorno vengono sparate a caso, che siano i ministeri o i pedaggi” e ha aggiunto che “chi dice sciocchezze di questo genere dimostra lui di non avere nessuna cultura e nessuna capacità di governo e dunque dovrebbe fare il piacere di stare zitto”. E se questa è la replica di chi sta nella stessa coalizione di Castelli, non poteva certo essere più mite la replica del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti (Pd) secondo cui “la stravaganza è che un tipo del genere, che in qualsiasi paese del mondo potrebbe fare a malapena l’attacchino, qui, grazie alla destra, fa parte del Governo. E’ il segno dell’inadeguatezza di questa classe politica che per rimanere attaccata alle poltrone sta danneggiando le famiglie italiane”.

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E non produce certo meno polemiche il dietrofront del governo, con lo stesso Castelli che annuncia il progetto di andare avanti con il pedaggio per il Gra e le altre grandi tratte gestite dall’Anas, nonostante in aula l’esecutivo abbia dato parere favorevole ad alcuni ordini del giorno che lo escludevano.  Un tira e molla che fa dire a Zingaretti, pronto a ricorrere anche al Tar, che tra Berlusconi e Bossi regna il caos e che invece è presa da Alemanno come una provocazione senza conseguenze, visto che “tutte le minacce di Castelli” non “fanno paura e vengono rimandate al mittente”, mentre chiede le dimissioni del vicemistro il capogruppo in commissione trasporti del Pd, Michele Meta, secondo cui quello di Castelli è “un atteggiamento offensivo nei confronti del Parlamento”.