E adesso l’ala liberista del PDL si rivolti contro il governo

La manovra è stata appena votata dalla maggioranza e in tempi molto ristretti a causa della speculazione sui mercati, che rendeva necessario lanciare un messaggio di estremo rigore e tempestività. Un atto dovuto. Non è stato possibile emendare molte delle misure di questo documento triennale, ma forse sarebbe stato impossibile modificarlo anche con i mercati in vacanza, perchè questa manovra era semplicemente impresentabile. Non si può abbellire un maiale, mettendogli il rossetto; “pig always stays a pig”, per usare un’espressione americana utilizzata (tristemente) da Obama in campagna elettorale. Ma se da un male potesse nascere un bene, questo sarebbe forse la presa di coscienza di parte della maggioranza di non potere andare avanti con chi, all’interno del governo, impone scelte e misure che non hanno nulla a che spartire con una politica economica liberale. Già da oggi gli italiani faranno i conti con l’inasprimento di molte misure fiscali che avranno come unico risultato di spillare altri soldi dalle loro tasche per provare a saziare uno stato divoratore di risorse, una macchina mangia-soldi che funziona come una slot-machine truccata. Anzichè tagliare le sacche di spesa parassitaria e diffuse in ogni latitudine e settore della nostra società, ancora una volta Tremonti ha preferito accordarsi alla tradizione italiota degli ultimi quaranta anni che vede i governi aumentare le tasse per finanziare i buchi di bilancio invece di restringere i buchi.

Lo sappiano i contribuenti italiani, quando andranno a fare benzina. Il PDL che non avrebbe mai messo le mani in tasca agli italiani ha già aumentato di 3 centesimi quest’anno le accise sulla benzina per finanziare il fondo per la cultura, ossia per regalare soldi a intellettuali, registi, fricchettoni di ogni genere, alla faccia dell’automobilista. E adesso scatteranno anche ulteriori aumenti di 6 centesimi al litro, grazie al nostro geniale ministro dell’economia.

D’altronde, pensare che un socialista come Tremonti avrebbe potuto fare qualcosa di diverso dall’accrescere il peso dello stato in economia sarebbe stato un esercizio mentale stravagante. Adesso, se ancora personaggi come Antonio Martino e altri, che hanno criticato duramente e con coraggio la manovra, volessero porsi alla testa di un atto di cambiamento, dovrebbero unire le forze e rendere pan per focaccia al tremontismo. Presentino un piano di pochissimi punti, che comprendano una riduzione forte delle aliquote Irpef e Ires, la previsione di una progressiva abrogazione dell’Irap e la liberalizzazione di tutti i mercati, compresi gli ordini professionali, oltre al taglio degli enti burocratici ed inutili. Vadano avanti con fermezza, se no, l‘alternativa sarebbe lo sciopero delle votazioni in Parlamento, finchè rimane Tremonti.

 

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