Quirinale risponde a Lega, abbiamo “solo” 24 auto blu

Incommentabile la polemica tra il Quirinale e il capogruppo alla Camera del Carroccio, Marco Reguzzoni. Questa volta, contrariamente a quanto ci si potrebbe immaginare, a spararla grossa non è stato un esponente leghista, ma niente di meno che il capo dello stato, sebbene attraverso la sua segreteria generale, che ha dimostrato un’indiscutibile mancanza di sensibilità, rispetto a un tema caldissimo di queste settimane, ossia i risparmi sui costi della politica. La polemica prende il via dall’affermazione di Reguzzoni, per cui bisogna tagliare da tutte le parti, compreso il Quirinale, dove il presidente della repubblica è uno, afferma il leghista, ma le auto blu sono 50. Una nota stizzita del Quirinale risponde a Reguzzoni, facendo presente che le auto blu in dotazione del presidente Napolitano non sono 50, ma 24 e soltanto tre a disposizione del capo dello stato. Sì, avete capito bene. Il Quirinale ritiene di essere nel giusto, perchè avrebbe “solo” 24 auto blu e tira le orecchie a quanti ne criticano gli sprechi evidenti.

Certo, Reguzzoni avrà gonfiato la cifra, forse male informato, ma la bilancia della ragione pende senza dubbio dalla parte di chi denuncia uno sperpero così colossale di denaro pubblico, rispetto a chi si infastidisce per averglielo fatto notare.

Di certo, 24 auto blu al Quirinale non trovano alcuna giustificazione e siamo certi che il presidente Napolitano trovi il tempo e il modo per contribuire al risanamento del bilancio e al taglio degli sprechi in politica e tra le istituzioni. Consigliamo anche al presidente Napolitano di dedicare qualche minuto a una tiratina di orecchie ai suoi collaboratori che, in queste settimane di polemiche sui costi della politica, si stanno distinguendo per un continuo di dichiarazioni a mezzo stampa che, anziché rendere conto della gestione dei conti del Quirinale, replicano stizzite a quanti ne evidenziano gli sperperi ai danni del cittadino.

Non mettere in dubbio la figura del capo dello stato è un conto, ma altra cosa è sottolineare il clima poco austero che si annida tra i suoi palazzi e che certamente non nasce con l’attuale presidenza, ma ha un vissuto storico abbastanza lungo. Non può bastare al cittadino comune l’avere rinunciato all’aumento dello stipendio per il prossimo anno. L’Italia chiede atti forti e non simbolici.

 

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