Ground Zero, applausi per George W.Bush e silenzio per Obama

I dieci anni degli attacchi terroristici contro il World Trade Center e il Pentagono sono stati ieri commemorati a Ground Zero, la spianata di Manhattan dove i terroristi dell’11 settembre del 2001 hanno raso al suolo le Torri Gemelle, facendo diventare questo luogo il simbolo dell’America ferita e al tempo stesso orgogliosa di sè, della rinascita dal dolore di un evento tragico. Come ogni anno, questo luogo è sede di commemorazioni da parte delle istituzioni più alte degli USA, in primis, dal presidente americano. E ieri c’era ovviamente il presidente Barack Obama, che già a maggio era venuto qui, qualche giorno dopo l’uccisione dello sceicco del terrore Osama bin Laden per mano delle forze Navy Seals americane. Per la prima volta, a maggio, un presidente veniva qui non solo a commemorare le vittime degli attacchi, quanto a celebrare la vittoria simbolica sul nemico numero uno di tutto il popolo americano. Ieri, però, non c’era solo il presidente in carica, bensì pure il suo predecessore, colui che l’11 settembre lo visse involontariamente da protagonista, il comandante in capo della guerra contro il terrore: George W.Bush. Da quando nel gennaio del 2009 è uscito dalla Casa Bianca, l’ex presidente non ha più voluto presenziare a qualsiasi cerimonia pubblica. A maggio, quando Obama si recò a Ground Zero, subito dopo l’uccisione di bin Laden, lo invitò, ma Bush ringraziò e declinò l’invito. Vuole vivere lontano dalle telecamere, si dice che sia ancora profondamente colpito e amareggiato per le critiche molto pesanti che gli sono state rivolte.

Ma ieri, se sembra esagerato parlare di resurrezione di W.Bush, quanto meno si potrebbe parlare di una sua riabilitazione pubblica. Quando è apparso in pubblico, defilato, in secondo piano e molto discreto, verso di lui sono scoppiati numerosi applausi. Perchè anche chi non lo ha amato, non può dimenticare le grosse responsabilità che egli abbia dovuto affrontare quel giorno, come mai nessun altro inquilino alla Casa Bianca.

Applausi, tanti per George, silenzio, tanto anch’esso, per Obama. Sembra quasi un rovesciamento delle storie, che fino a pochi mesi fa erano del tutto opposte. Invece oggi c’è un’America che rimpiange il presidente cow-boy, o almeno ne ricorda con maggiore serenità il suo operato. E’ quell’America che vede nell’ex presidente un uomo con i suoi limiti, ma anche con il suo coraggio, con la forza delle sue idee, anche al costo di una impopolarità mondiale molto forte.

Non era certo l’occasione per verificare il barometro della popolarità di Obama, ma di sicuro le immagini di ieri ci consegnano un Paese molto diverso da quello che ci viene raccontato e forse con sentimenti crescenti che lo stanno allontanando da Obama. O semplicemente c’era tanta emozione nel vedere colui che incarna nell’immaginario popolare l’inizio della lotta al terrorismo.

 

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