Bulgaria, Prevneliev vince presidenziali. Sconfitti socialisti

Il candidato del centrodestra Rossen Prevneliev, appoggiato dalla maggioranza di governo del Gerb, ha vinto le elezioni presidenziali in Bulgaria con oltre il 55% dei voti, contro poco più del 44% dello sfidante socialista Ivaylo Kalfin. Il ballottaggio si era reso necessario perchè nessuno dei candidati aveva ottenuto la maggioranza dei consensi al primo turno della domenica scorsa, anche se il risultato era scontato, avendo Prevneliev surclassato tutti gli avversari già con il 40% dei voti. Il dato è estremamente importante per gli equilibri politici interni. Infatti, il ruolo del presidente in Bulgaria è soltanto di rappresentanza, un po’ come in Italia, ma aveva un significato politico, in quanto viene considerato un test sul governo di centrodestra.

E il Gerg del premier Boiko Borissov è uscito trionfante dalle elezioni di questi ultimi giorni, non solo perchè ha ottenuto la presidenza dopo dieci anni di dominio socialista, ma ha vinto anche le elezioni amministrative, con il sindaco uscente di Sofia che è stato riconfermato già al primo turno.

Adesso il centrodestra ha un controllo molto ampio del potere nel Paese, avendo dalla sua parte il governo, il parlamento, la presidenza e i comuni. Il Gerb ha, infatti, conquistato la maggioranza anche in 20 consigli municipali di città capoluogo su 27. Il voto avrà effetti sui rapporti interni tra i partiti, nonchè tra governo e Bruxelles. La Bulgaria è lo stato più povero dell’Unione Europea, attraversata da una grave crisi sociale, come l’aumento della disoccupazione, al 10%.

I rapporti con la UE non sono ultimamente molto buoni, perchè Bruxelles chiede maggiori sforzi per combattere la corruzione e la criminalità.

Con il dato di queste due tornate elettorali, il premier Borissov potrà trattare adesso da una posizione di forza e potrà anche evitare la bocciatura di varie leggi, come è avvenuto negli ultimi anni con la presidenza in mano ai socialisti. Borissov, ex pompiere, fu un membro del partito comunista, ai tempi del regime, ma dopo il crollo del 1989 diventò bodyguard. Al primo turno aveva ottenuto uno scarso riscontro la destra radicale, che si era attestata appena al 4%, nonostante una vigorosa campagna anti-rom, problema qui molto sentito. La candidata indipendente, invece, aveva ottenuto un buon pacchetto di voti, oltre il 10%.