A un anno dalla Rivoluzione dei Gelsomini, islamici trionfano in Nord Africa

E’ trascorso un anno da quando in uno sperduto villaggio tunisino, a Sidi Bouzid, un giovane fruttivendolo di 27 anni si presentò a mezzogiorno davanti alla sede del governatore locale, prese una tanica di benzina e si diede fuoco per protestare contro le privazioni a cui era costretto, così come i milioni di tunisini che vivevano e vivono nella miseria e senza una prospettiva. L’uomo si chiamava Mohammed Bouazizi, entrò in coma e morì dopo due settimane di agonia. Il fatto sconvolse tutta la Tunisia, scatenando un’ondata di rabbia repressa, che portò alla caduta del presidente ben Alì, da lì a poche settimane. E se Bouazizi viene oggi ricordato quale martire numero uno della Rivoluzione, i suoi gelsomini venduti da ambulante sono stati assunti a simbolo di questo nuovo corso nordafricano.

Oggi la Tunisia è tornata alle sue prime elezioni libere e il partito filo-islamico Ennahda ha semplicemente trionfato, con il 40% circa dei consensi, che diventano oltre il 50% nei villaggi rurali.

Ma non c’è solo la Tunisia. Il giovane ambulante è stata la miccia che ha poi scatenato la rivoluzione anche in casa altrui. In Egitto subito dopo, poi ancora in Libia, per restare in Nord Africa e nei Paesi in cui la rivoluzione ha avuto un esito compiuto. Ma la rivolta è arrivata anche in altri stati, come lo Yemen, che solo qualche settimana fa si è liberato del potere ultratrentennale di Saleh, o come la Siria, dove ancora sono in corso stragi sanguinosissime del traballante regime di Assad.

Ma ben tre dittature considerate incrollabili sono state spazzate via come un nonnulla. In Egitto nessuno avrebbe osato immaginare che Hosni Mubarak se ne sarebbe andato prima della morte naturale. E, invece, ciò è accaduto. In Libia c’è voluta una sanguinosa guerra civile e un intervento della Nato, ma anche Gheddafi è caduto; l’unico tra i tre rais a fare una fine tragica.

In Tunisia e in Egitto hanno trionfato le forze islamiche. Nel Paese delle piramidi il processo elettorale è ancora in corso e finirà solo a fine gennaio, ma i primi risultati sono una valanga per i partiti islamisti, che hanno ottenuto i due terzi dei voti. In Libia ancora si attendono libere elezioni, ma il destino pare segnato, se è vero che il Consiglio Nazionale di Transizione si è spinto fino a imporre la legge islamica, la Sharìa. 

Dubbi, tanti. Ma certamente Bouazizi non avrebbe mai potuto pensare che il suo gesto, frutto della disperazione, avrebbe cambiato la mappa geo-politica del Medio Oriente.

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