Aumento capitale Unicredit: giù il titolo mentre lo spread continua a crescere

Giornata importante per le Borse europee: in Italia l’attenzione è concentrata soprattutto sull’annunciato aumento di capitale di Unicredit. La Banca guidata da Federico Ghizzoni ha una partenza positiva facendo toccare anche un +4%, prima di finire in asta di volatilità e una volta tornata agli scambi toccare un -9,38%.

Un segno meno che fa il palio con i cali fatti registrare negli ultimi giorni di contrattazione: in totale l’istituto di credito ha perso negli ultimi tre giorni il 39%. Segno negativo anche oggi quindi, quando hanno preso il via le contrattazioni per l’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro deciso da Unicredit: a pesare sono i timori dei mercati sul titolo, ma possono incidere anche le operazioni dei soci. È probabile che qualcuno abbia venduto in anticipo le azioni per poi ricomprarle nell’ambito dell’aumento di capitale, contando proprio su un calo delle quotazioni. Attualmente, le sottoscrizioni sicure raggiungono il 24% del capitale, circa 1, 8 miliardi: sul mercato vanno reperiti quindi altri 5,7 miliardi.

Se il titolo di Unicredit va giù, continua  a salire lo spread: il differenziale tra i Btp decennali e i Bund tedeschi è partito questa mattina da un poco rassicurante 535,8 per poi calare un po’ fino ad arrivare a 525, con il rendimento che si mantiene stabile oltre la soglia critica del 7%. Gli occhi dei mercati sono puntati tutti sui vertici tra i leader europei che si terranno nelle prossimi ore: oggi è previsto l’incontro tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Sarkozy. Domani invece sarà il premier italiano Mario Monti a volare a Berlino: il presidente del Consiglio insieme al capo di  Stato francese cercherà di trovare un’apertura dalla Merkel per una maggiore solidarietà europea per uscire dalla crisi.

Il compito, già per sé gravoso, è reso ancora più difficile dalle polemiche nate negli ultimi giorni sulla Tobin Tax: un’idea che piace pienamente solo alla Francia e che trova la netta contrapposizione della Gran Bretagna, con il premier inglese Cameron che ha fatto trapelare il suo fermo rifiuto alla tassa sulle transazioni finanziarie. Su questa ipotesi l’Italia è pronta a seguire i francesi, ma solo se ci sarà un accordo almeno a livello dell’area euro, come la Germania, pronta a intraprendere tale percorso solo se sarà approvato da tutti i 27 Paesi.

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