Egitto, islamici verso il trionfo al terzo round

La mappa delle consultazioni elettorali per il rinnovo della prima Assemblea post-Mubarak si è completata, anche se formalmente mancano ancora i dati del ballottaggio del prossimo 13 gennaio. Tuttavia, stando ai dati ufficiosi del primo turno del terzo round, che si è tenuto la scorsa settimana e che ha riguardato i 9 governatorati del Sud, i partiti islamici avrebbero trionfato anche qui, dove pure la minoranza dei cristiani copti è più forte. Alla fine di questo complesso meccanismo elettorali, Libertà e Giustizia dei Fratelli Mussulmani e i salafiti avranno ottenuto tra il 65 e il 70% dei seggi.

Da soli, i Fratelli Mussulmani dovrebbero avere la maggioranza, grazie al trionfo nei ballottaggi, dove i rivali salafiti sono stati un pò ridimensionati in termini di seggi.

I primi hanno deciso che tenteranno di formare una maggioranza con il Blocco egiziano, la coalizione dei partiti laici e liberali, che è la vera sconfitta di queste elezioni, umiliati da risultati a dir poco catastrofici. Tuttavia, è chiaro che l’agenda politica sarà dettata dai Fratelli Mussulmani, che anche presso le cancellerie occidentali iniziano ad essere guardati con occhi benevoli, grazie alla presa di distanza dall’estremismo salafita e filo-talebano.

Il vero scontro non sarà nei prossimi mesi tanto tra islamici e laici, quanto tra Assemblea ed esercito. I militari hanno deciso di ridurre da 3 a 2 i turni necessari per l’elezione della Shura, la Camera alta egiziana. Pertanto, il processo elettorale dovrebbe concludersi il 22 febbraio, per dare più tempo alla Costituente di redigere la nuova Costituzione.

Essa sarà formata da 100 membri, nominati dall’Assemblea, il che lascia prevedere una battaglia anche tra i partiti per accaparrarsi i seggi. Ma sullo sfondo lo scenario di uno scontro con i militari al potere è quello preponderante.

L’esercito vorrebbe chiaramente conservare i privilegi acquisiti nell’anno del dopo Mubarak, mentre i partiti intendono dare vita a una Costituzione che eviti la formazione di nuovi rais.

I maggiori oppositori della giunta militare sono proprio gli islamici, che devono una buona parte del loro successo in queste elezioni grazie alla tenacia con cui hanno combattuto anche in queste settimane lo strapotere dell’esercito. E un assaggio delle rivalità tra  due poteri nascenti lo abbiamo avuto con le violenze di piazza.

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