Bossi e Maroni fanno pace, ma lo scontro sarà nei congressi

Ieri, al teatro Apollonio di Varese, l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha tenuto il suo primo discorso da quando vi è stata la scorsa settimana la famosa lite tra lui e il Senatùr Umberto Bossi. Quest’ultimo gli aveva intimato di non tenere comizi in pubblico, in seguito alle divergenze sempre più profonde all’interno del Carroccio, esplose con il voto sull’arresto di Nicola Cosentino, contro cui hanno votato gli esponenti vicini al leader Bossi, quelli del famoso “cerchio magico”. Erano 1.200 circa i sostenitori che hanno ieri lungamente applaudito i due politici, che si sono stretti la mano.

Tuttavia, le ruggini esistono ancora e Maroni stavolta non ha fatto nulla per nasconderle, anzi. Si è detto dispiaciuto per quanto gli è stato tirato addosso in questi giorni, soprattutto del divieto di tenere comizi.

Poi, ha inveito fortemente contro chi crea contro di lui una campagna di odio, sostenendo che sia sul punto di creare un altro partito. E sebbene non lo abbia mai nominato, è stato molto pesante quando ha affermato che “qualcuno vorrebbe cacciarmi, ma io dico che bisognerebbe cacciare lui”, riferendosi chiaramente al capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni. E se vi erano dubbi sul “qualcuno”, questi si sono spenti, allorché Maroni ha ironizzato sul fatto che si dica che sia geloso di uno che abita a Busto Arsizio; ma come si fa ad essere gelosi di uno che sta a Busto? E’ questa la domanda ironica che Maroni rivolge, scagliandosi contro Reguzzoni.

Ma Bobo ne ha anche contro Rosy Mauro, che insieme alla moglie di Bossi sarebbe colei che gestisce il “cerchio magico”. “Bisogna creare un vero sindacato padano”, esclama tra gli applausi Maroni, punzecchiano la donna, che guida il Sin.pa, il sindacato della Lega Nord.

Dal canto suo, Reguzzoni precisa a distanza di essersi dimesso un mese fa, allorquando ha rimesso il suo mandato nelle mani del Senatùr, l’unico chiamato a decidere.

E in platea i fischi contro Reguzzoni e Mauro erano piuttosto numerosi, mentre allo stesso tempo ben dodici federazioni provinciali del Carroccio stanno preparando una richiesta formale di celebrare i congressi locali. E’ lì che Maroni punta a ribaltare le sorti di Bossi e a conquistare il partito.

 

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