Grecia, accordo quasi raggiunto con banche

Trapela un cauto ottimismo da Atene, riguardo alle trattative con i creditori privati, che detengono 206 dei suoi 357 miliardi di euro di debito pubblico. Si tratta di banche, fondi, assicurazioni, che si vedranno costretti a rinegoziare a loro sfavore le condizioni contrattuali pattuite.

Pare che le parti siano giunte a un accordo preliminare che il governo greco potrebbe presentare alla Troika (UE, BCE e FMI). In sostanza, i vecchi titoli sarebbero scambiati con titoli di nuova emissione, ma decurtati del 50% del loro valore nominale. Le perdite per le banche, tuttavia, saranno maggiori, in quanto è previsto un cosiddetto periodo di grazia di dieci anni, durante i quali non ci sarà il pagamento degli interessi.

Successivamente, gli interessi saranno compresi tra il 3,5% e il 4,6%, con graduale aumento, man mano che si arriverà a maturazione del titolo. La sua durata è trentennale.

Secondo i calcoli, quindi, i creditori perderanno qualcosa come il 65-70% del loro investimento, necessario per ridurre il debito ellenico al 120% entro il 2020. Attualmente, il rapporto tra debito e pil vira decisamente verso il 170%.

Solo se giungerà a un accordo sarà probabile lo sblocco del secondo piano di aiuti per 130 miliardi e che saranno offerti da UE, BCE e Fondo Monetario.

Bisogna fare presto, visto che a marzo scade un bond da 14,5 miliardi e in assenza di nuova liquidità esterna, il pagamento non potrebbe essere onorato, facendo scattare il default.

Indipendentemente dall’esito della trattativa, tuttavia, c’è un’aria di pessimismo sulla reale capacità di Atene di fare fronte ai suoi impegni e molti pronosticano un default entro i prossimi due mesi, come l’agenzia di rating Fitch.

 

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