Berlusconi a cena con Bossi: sostegno a Monti almeno fino ad aprile

E’ stata la prima cena tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il leader del Carroccio, Umberto Bossi, da quando i due non stanno più all’interno della stessa coalizione dopo la formazione dell’esecutivo Monti. In crisi di consensi interni e alle prese con una leadership ormai al capolinea, il Senatùr ha paventato qualche giorno fa la possibilità di rompere l’alleanza con il PDL, se questi non staccherà la spina al governo. E la prima rottura avverrebbe in Lombardia, disarcionando la giunta Formigoni, che sulla base di un vecchio accordo sarebbe guidata dal vice e leghista Andrea Gibelli.

Ma è lo stesso Carroccio a prendere carta e penna a Milano e a rassicurare sulla tenuta dell’amministrazione regionale, che non sarebbe minimamente messa in discussione. L’ennesima presa di distanza del partito dal suo capo ex indiscusso.

Per cui, a Villa Borletti, i due leader hanno discusso sull’attuale situazione politica, ma Berlusconi non si è fatto strappare la promessa che si andrà subito a nuove elezioni. Il leader del PDL teme, infatti, una reazione disastrosa dei mercati e teme che il partito non sia pronto ad affrontare una competizione elettorale, in queste condizioni. Tuttavia, anche arrivare al 2013 così, sarebbe un suicidio politico per il PDL, in pieno crollo verticale secondo tutti i sondaggi, cosa che non nasconde nemmeno lo stesso Berlusconi, che generalmente mostra sempre un cauto ottimismo sul suo partito.

E allora cosa fare di questo sgangherato partito di fazioni incomprensibili e di ominicchi al comando? L’idea del presidente sarebbe di arrivare certamente fino al mese di marzo, forse anche ad aprile, e poi tirare le somme. In sostanza, se il PDL viene considerato più in grado del PD ad affrontare le elezioni, sempre che l’economia lo consenta, si potrebbe anche ritirare l’appoggio al governo Monti e andare alle urne.

Ma sin da ora bisognerà creare dibattito, far vedere che il partito c’è ed è determinante. Il timore è di una fuga di massa degli elettori, che difficilmente potranno accettare l’ambiguità di un partito che di giorno parla contro l’aumento delle tasse e di sera le vota in Parlamento. A queste condizioni, sarebbe meglio che il PDL neppure esistesse.

 

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