Elsa Fornero a tutto campo: “Il posto fisso è un valore, ma chi non lo ha va tutelato”

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero, durante una intervista a Sky Tg24 è intervenuta ancora sulle parole di Mario Monti sul “posto fisso monotono”, frase che ha scatenato un vespaio di polemiche e costretto poi il premier a chiarire quel pensiero che era apparso, giustamente, come uno schiaffo morale a tanti giovani (e meno giovani) precari o disoccupati. “Nessuna demonizzazione del posto fisso, che rimane per noi una importante aspirazione” ha quindi argomentato la titolare del Welfare, insistendo però sul fatto che non tutti possono avere la fortuna o la volontà di raggiungere una occupazione stabile, e quindi devono essere affiancati da una forma di “flessibilita’ buona” che non sia sinonimo di precariato.

Sull’ormai abusato tema dell’articolo 18, il ministro afferma che se ne sta parlando decisamente troppo, come se fosse il fulcro dell’intera discussione sul mercato del lavoro, mentre è soltanto uno dei temi da sviscerare, più precisamente studiando nuovi modi per favorire la cosiddetta flessibilità in uscita: “Nessuno mai potrà licenziare per motivi di discriminazione, però in alcune circostante non è una soluzione ottimale cercare di tenere stretto a tutti i costi il lavoratore all’azienda. L’importante è chi perde il posto di lavoro deve essere aiutato a trovarne un altro, anche dall’azienda stessa”.

Per la Fornero è importante affermare il principio che il lavoro flessibile non deve essere la norma ma una reale esigenza del datore di lavoro che decide di avvalersene, facendo in modo che costi di più, allo scopo di evitarne un uso disinvolto, insomma la piaga che negli scorsi anni ha caratterizzato il mercato del lavoro in Italia. Sulla riforma delle pensioni, arriva una risposta schietta alle critiche che da più parti son piovute, in particolare quella di aver spostato i tetti di pensionamento in assenza di un reale bisogno: “In una sequenza più logica avremmo dovuto partire con la riforma del lavoro e poi fare quella delle pensioni, ma l’urgenza della crisi non lo ha consentito” ha quindi ammesso il ministro, stigmatizzando poi ciò che sta succedendo alla Camera in relazione al passaggio al sistema contributivo, che non è stato accolto bene.

Interrogata anche sulla Fiat, il ministro esprime una certa preoccupazione per il fatto che al momento sia diventata un’azienda “più americana che italiana” e tradisce una vena critica nei confronti dell’Ad Sergio Marchionne, definendo il suo modo di agire molto “thatcheriano”. Dal lato opposto arrivano note distensive verso la Cgil e Susanna Camusso: “Non la considero mia avversaria. È una persona che ha un ruolo importantissimo, rappresenta molti lavoratori italiani”.

Insomma almeno in apparenza ci si troverebbe di fronte ad una linea ben divergente da quella del suo predecessore Sacconi, una linea che non mira a dividere il fronte sindacale nè appiattirsi sulle pretese dei grandi imprenditori, cercando di affrontare senza troppa ideologia e con pragmatismo anche i punti più controversi dell’attuale mercato del lavoro, come in verità non si vedeva da molto tempo, anche prima della fallimentare gestione del governo Berlusconi.
Ci sarà da fidarsi? Le risposte arriveranno molto presto.

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