La Fornero rilancia il sussidio di disoccupazione alternativo alla Cigs, ma la Fiom lancia il suo altolà

Una drastica riduzione, sin forse all’eliminazione, dell’utilizzo della cassa integrazione straordinaria, insieme ad una “revisione profonda” degli ammortizzatori sociali, con l’inserimento del sussidio di disoccupazione. Queste le linee guida dettate dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ieri da Bruxelles ha fatto il punto sulla riforma del welfare che il governo cercherà nei prossimi mesi di strutturare. Il prosieguo del confronto con le parti sociali sulle misure da adottare si concentrerà ora proprio sugli ammortizzatori sociali, dopo che nei giorni scorsi si è già discusso del riordino delle numerose tipologie contrattuali. A proposito dello “unemployment benefit” (sussidio di disoccupazione) la Fornero ha chiarito di ritenerlo alternativo alla Cigs, mentre la cassa ordinaria andrebbe addirittura rafforzata, nell’ottica già più volte espressa di spezzare quei legami, ormai di fatto inesistenti, tra lavoratori non attivi di imprese con ridotte capacità produttive, ed incentivarne il reinserimento in nuove realtà occupazionali.

Una delle ipotesi allo studio è di uniformare il sussidio dovuto a seguito di licenziamenti collettivi con quello di disoccupazione, ma tutte queste ipotesi non saranno comunque di immediata realizzazione, come ha chiarito il ministro in risposta ad una interrogazione alla Camera “considerato l’attuale, grave, periodo di crisi occupazionale e produttiva”.

Insieme alla ristrutturazione degli ammortizzatori sociali, in cantiere ci sono anche maggiori sgravi fiscali per l’occupazione femminile e nel Mezzogiorno, e l’ormai ben nota questione della riduzione delle tipologie contrattuali per l’ingresso nel mercato del lavoro, incentivando con un “premio di stabilità” la conversione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Su questo punto la Fornero ha ribadito l’intenzione di conferire all’apprendistato un titolo di prevalenza per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma è previsto ovviamente anche il mantenimento di altre forme contrattuali, come il contratto di somministrazione (cosiddetto interinale) ed il part time, mentre ancora non si conosce quali saranno le misure a “tolleranza zero” promesse dal governo per evitare gli abusi ai danni delle finte partite Iva e dei contratti a progetto, spessissimo utilizzati impropriamente a copertura di rapporti di lavoro a carattere subordinato.

Un pò a sorpresa, arriva “a caldo” la reazione negativa del segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, che si scaglia contro l’ipotesi di abolire la Cigs: “Sostituirla con l’indennità di disoccupazione è come aprire ai licenziamenti collettivi di fronte alle riorganizzazioni aziendali”. Contestualmente, Landini ha proposto invece l’esatto opposto, ovvero l’estensione a tutti della cassa integrazione straordinaria, ritenendola un utile strumento contro i “licenziamenti di massa”. Il leader della Fiom coglie anche l’occasione per rilanciare ancora sulla “intoccabilità” dell’articolo 18, una delle ragioni per cui è stata proclamata una mobilitazione per il giorno 9 marzo.

Intanto, il ministero del welfare ha convocato le parti sociali per lunedì, nella sede di via Veneto alle ore 12.15. Le nove sigle delle organizzazioni sindacali e degli imprenditori dovranno cercare di trovare la quadra di un confronto a tutt’oggi ancora molto incerto.

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