Russia, Putin verso una vittoria schiacciante a colpi di spot “hot”

Mancano cinque giorni alle elezioni presidenziali in Russia, che completano il rinnovo delle cariche istituzionali centrali, iniziato lo scorso 4 dicembre con le urne per la Duma. In quell’occasione, Russia Unita, il partito del premier Vladimir Putin e del presidente Dmitri Medvedev, ha ottenuto il 49% dei consensi, contro il 64% circa di quattro anni prima e scendendo clamorosamente sotto la soglia del 50%, pur conservando la maggioranza assoluta dei seggi, con 235 deputati su 450. Quel voto è stato seguito da incessanti manifestazioni di protesta da parte degli oppositori, che hanno denunciato brogli anche piuttosto grossolani e chiedono che la Russia ponga fine a questa oligarchia perenne che controlla il Paese.

Per questo, le elezioni di domenica 4 marzo sono un test importante per verificare se effettivamente il potere granitico di Putin stia per perdere pezzi e se ci sono spazi per leadership alternative.

Stando ai sondaggi, nessuna di queste cose si realizzerà. Putin dovrebbe vincere nettissimamente al primo turno con il 63-66% dei voti. Il risultato è di una rilevazione di Levada Center, l’istituto demoscopico indipendente più importante in Russia. A seguirlo a fortissima distanza ci sarebbe il capo dei comunisti Gennady Ziuganov, ormai considerato un leader improponibile, che si limita a rievocare l’Unione Sovietica, ma poco credibile sulla gestione della società attuale. Si direbbe, tanto clamore per nulla. Se anche in questi ultimi giorni le manifestazioni anti-Putin si stanno scatenando nelle piazze, con invasioni di migliaia di cittadini che tentano di dare la spallata al potere, tuttavia, pare che tutto questo non stia anche solo minimamente scalfendo l’immagine e il consenso di cui dispongono sia il Cremlino che il capo del governo.

Come sappiamo, la stampa internazionale tifa apertamente per gli oppositori, senza chiedersi più di tanto chi siano essi. Ziuganov riporterebbe la Russia al sovietismo, cioè ai tempi bui della repressione di qualsiasi dissenso e della miseria sociale. Quanto agli altri, sono semplici esponenti delle oligarchie, spesso in lotta tra loro per accaparrarsi un pezzo di potere politico ed economico.

Certo, c’è chi pensa anche in Russia che sia più conveniente per il premier conquistare il Cremlino al secondo turno, perché ciò darebbe maggiore sfogo alle speranze delle opposizioni, le quali poi sarebbero meno credibili nel gridare al complotto e ai brogli.

Ma c’è un altro aspetto che non andrebbe minimizzato. Putin è l’uomo della forza, del coraggio, della vittoria senza esitazioni. Se dovesse essere costretto al ballottaggio, per lui sarebbe politicamente un’umiliazione e ciò potrebbe avere ripercussioni negative sulla sua immagine di leader indiscusso.

C’è poi tra le opposizioni la voglia di boicottare il voto, nella consapevolezza di non potere conquistare alcun risultato positivo. Tuttavia, in un’intervista alla stampa estera, l’ex oligarca Mikhail Khodorkovski, magnate del petrolio caduto in disgrazia, dopo gli arresti per evasione fiscale, invita tutti gli oppositori a unirsi e a non boicottare il voto, perché solo così si costringerebbe Putin ad andare al ballottaggio, rinvigorendo quanti tra i russi sognano un’alternativa.

Semmai, adesso ci si interroga su quali potranno essere le conseguenze del voto, a partire da lunedì. Le opposizioni cesseranno le loro azioni di protesta o al contrario le esacerberanno, anche con il ricorso alla violenza? Ci sarebbero buone ragioni per ciascuna delle due ipotesi. C’è chi ritiene che con il voto di domenica, in caso di vittoria al primo turno di Putin, gli oppositori avranno esaurito la loro funzione, legata essenzialmente all’ottenimento di un buon esito alle urne.

Viceversa, l’opinione alternativa e per nulla rassicurante vorrebbe che gli anti-Putin possano essere colpiti da una sorta di disperazione politica, creando disordini un pò in tutto il vasto impero russo. In questo caso, la reazione del Cremlino potrebbe essere meno pacata di quella che ha mostrato in queste ultime settimane. Avendo superato lo scoglio elettorale, infatti, Putin non avrebbe più alcuna ragione per dimostrarsi tenero con gli oppositori e questo potrebbe portare all’apertura di vari fronti di scontro, soprattutto, nelle aree più remote del Paese, dove al conflitto politico si sommano altre contrapposizioni ben più avvertite, di tipo etnico e religioso.

Ma il clima in campagna elettorale non è solo plumbeo. Putin sta divertendo e facendo discutere animatamente per i suoi spot ammiccanti, con espliciti riferimenti sessuali. Se già in occasione del rinnovo della Duma, i doppi sensi erano stati la caratteristica principale degli spot pro-Putin, a maggior ragione lo è adesso. In uno degli ultimi spot, si vede una ragazza giovanissima che chiede a una cartomante chi sarà l’uomo della sua prima volta. Questa le risponde: “Vladimir Putin” e la giovane sembra essere contenta.

Ma che non si tratti di una prima volta a letto lo si capisce solo quando la ragazzina entra in cabina per votare. Un messaggio rivolto ai giovanissimi, a quanti vanno al voto per la prima volta e che ha scatenato un dibattito intenso tra le associazioni dei genitori che si chiedono se tanti riferimenti al sesso per i giovani siano opportuni.

E forse anche far discutere in ogni modo di sé era l’obiettivo di Vladimir Putin.

 

 

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