Gli zoo degli orrori

La sofferenza diventa spettacolo pagante. Animali vivi e terrorizzati, lanciati al volo da un furgone o appesi per le zampe e fatti dondolare da una terrazza, mentre leoni inferociti e affamati si apprestano a sbranarli. Non è un film dell’orrore, ma l’aberrante realtà di alcuni zoo in Cina e in altri paesi dell’Estremo Oriente.

Oche, galline, vitellini, conigli, caprette, bufali, mucche, sono gli animali che insieme al biglietto possono essere acquistati all’entrata degli zoo. Ogni “turista” può acquistare una gallina per soli 4 euro o spendere fino a 150 euro per un vitellino.

Giunti nei pressi dei recinti dei felini i poveri animali, ignari di quanto avverrà loro, vengono velocemente buttati dal furgone, se si tratta di animali di una certa stazza, oppure appesi per le zampe e gettati tra i predatori, se si tratta di animali più piccoli.

Nell’ultimo caso, il turista di turno si diverte attirando l’attenzione del felino come stesse giocando con il gatto di casa. Peccato che all’altro capo del filo vi è un animale impaurito che non solo viene lanciato nel vuoto, ma che cerca invano di liberarsi per scappare da leoni o tigri appositamente lasciati affamati.

Nel frattempo, i turisti hanno la possibilità di scattare foto, di commentare la scena e magari, come confermano alcuni video, di sorridere dinanzi alla voracità con cui i felini si lanciano sulla preda.

Tutto ciò avviene nel Parco delle Tigri Siberiane a Harbin e in molti altri zoo. La pratica vergognosa viene chiamata “live feeding” e viene spacciata per una normale attività fisica per i felini, i quali in questo modo recupererebbero il loro istinto prima di tornare in libertà. Queste sono le ridicole motivazione date da chi questa pratica l’ha fondata e continua a sostenerla, ma la realtà è ben diversa.

Il “live feeding” porta agli zoo ingenti quantità di danaro tramite la vendita degli animali e ovviamente maggior numero di clienti. Tra l’altro in Cina non esistono attualmente leggi reali che garantiscano il benessere degli animali e che puniscano chi fa loro del male. Solo nel marzo del 2011 la legge per la protezione degli animali è stata presentata al governo durante l’annuale Congresso Nazionale del popolo. Dieci professori cinesi di giurisprudenza chiesero al governo di farla approvare, ma ad oggi ancora nulla è stato fatto.

La Animals Asia Foundation, la prima a far luce sulla realtà del “live feeding” collabora  con alcune organizzazioni cinesi, come la China Wildlife Conservation Association nel tentativo di bandire per sempre questa pratica vergognosa, ma attualmente l’unica arma a disposizione rimane la parola.

In natura il predatore insegue la sua preda e fino all’ultimo istante i due animali hanno le stesse possibilità di riuscita. Il “live feeding” non può e non deve essere considerato quanto accade nel normale ciclo naturale. In natura, infatti, la preda non è legata per le zampe, senza alcuna possibilità di salvezza, non vi sono persone che fotografano l’evento e nessuno paga perché la scena sia più cruenta possibile. Persone capaci di divertisi alla vista di una creatura indifesa divorata da animali altrettanto sfruttati dall’uomo non fanno parte del mondo animale, ma di una realtà solo umana.

Per fortuna in Cina si sta sviluppando una nuova consapevolezza della vita animale. Anche qui, come nel resto del mondo, ci sono persone che si battono per i diritti degli animali e che cercano di creare una coscienza, soprattutto nei bambini, che rispetti gli animali come creature degne di benessere e protezione. La strada da fare, però, è ancora molto lunga.[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=uHmcsJ0DaOk[/youtube]