La cultura del tè sostiene il progetto LUMLA

StregaTè, un noto tea shop di Bologna, propone ai suoi clienti un’esperienza di cerimonia giapponese del tè. Riservata a 10-12 persone, si svilupperà in forma partecipativa e si svolgerà domenica 15 aprile 2012 nel primo pomeriggio. Tuttavia la novità è che, con questa iniziativa, StregaTè parteciperà al progetto LUMLA. Una particolare disposizione, quella dei proprietari di StregaTè, non solo esteriore, nel modo di disporre gli oggetti e preparare il tè, ma soprattutto interiore, tenendo in mente l’altro, un altro dimenticato troppo spesso. Ma giungiamo, insieme, a scoprire di cosa si tratta: lo scritto è tratto dalla sintesi del progetto.

Cos’è il progetto LUMLA?
Il villaggio di Lumla (un conglomerato di circa 25 borgate) non ha visto fin’ora nessun tipo di sviluppo di infrastruttura sociale o economico. La percentuale dei bambini scolarizzati è quasi zero. L’unico tipo di educazione che questi bambini ricevono è quella impartita dai genitori che a loro volta sono privi di una educazione scolastica. Non c’è stato nessuno sforzo da parte del Governo di sviluppare la zona. Non esiste nessun tipo di servizio sanitario. L’ospedale si raggiunge con una camminata di tre giorni. La mortalità e le malattie della popolazione locale è elevata, dovute alla mancanza di servizi sanitari, la gente muore facilmente di infezioni banali come l’appendicite, il Tifo, la Tubercolosi, il Diabete e altre malattie facilmente curabili con la medicina moderna. Apparentemente non c’è speranza che le autorità indiane si impegnino a eliminare la sofferenza della popolazione, sviluppando le infrastrutture. L’esperienze del passato lo hanno dimostrato quando diverse volte le richieste sono state negate.

Lo scopo del progetto è di fornire una casa per chi non ce l’ha, educazione per i bambini e una struttura sanitaria di base. E’ prevista la costruzione di un ospizio per anziani che a loro volta dovrebbero occuparsi dei bambini in collegio per quanto la loro agilità lo permetta. Scuola e ospizio sono quindi situati negli stessi parametri. L’intento è di creare così un senso di famiglia e che i bambini possano imparare a badare a se stessi come gli viene insegnato dai loro genitori “in prestito” (gli anziani). Saranno favoriti all’inizio i bambini delle famiglie più povere. Il curriculum scolastico prevede l’insegnamento della lingua, religione e tradizione tibetana e dell’inglese ritenuto importante per un inserimento lavorativo. Una piccola infermeria dovrebbe servire come punto di riferimento per le periodiche visite del medico e assistenza medica di base. Inoltre si pensa a reclutare dei volontari per insegnare alla popolazione le conoscenze di base dell’igiene e della pianificazione familiare.
Perché le autorità non vogliono fare niente, la popolazione dei villaggi si è riunita e ha messo a disposizione circa 12 ettari di terre comuni situati in un punto centrale e facilmente raggiungibili da tutti i villaggi della zona, come sito per la costruzione di una scuola, una clinica rurale e un ospizio per anziani. Il progetto prevede l’utilizzo di materiali tradizionalmente impiegati nelle costruzioni indigene e facilmente reperibili sui mercati locali. Sono previste piccole costruzioni per gli studenti di collegio e per gli anziani. Una piccola struttura con 20 posti letto è progettata per ospitare gli anziani non autosufficienti. Le aule avranno una capacità iniziale di 40 studenti per classe che dovrebbero crescere con la costruzione della scuola. Una infermeria che potrebbe funzionare come centro medico e piccolo ospedale è prevista come parte iniziale del progetto.
Il progetto è stato ideato da Sherap Lama, un monaco originario di Lumla che è uno dei pochi fortunati che ha ricevuto un educazione monastica
permettendoli di entrare in contatto con il mondo moderno. Durante gli ultimi cinque anni Sherap Lama ha dedicato il suo tempo e le sue forze a cercare
fondi per la costruzione della scuola purtroppo con poco successo. E’ riuscito comunque a far studiare 25 bambini del suo villaggio nei monasteri con lo scopo che questi torneranno un giorno ad insegnare agli altri.

Nel 2000 è nata una proposta per raccogliere fondi per la costruzione della scuola e dell’ospedale. Essendo la somma richiesta enorme, si è deciso di far lavorare un gruppo di monaci per raccogliere i fondi oltre a cercare organizzazioni o individui come donatori. E’ nata così l’idea di invitare un gruppo di monaci in Italia. I monaci dovrebbero costruire un mandala di sabbia, delle statue di burro e fare spettacoli di Marionette, in quanto elementi culturali unici della tradizione religiosa tibetana. Sono previste diverse località ospitanti i monaci per la dimostrazione delle loro tradizioni. Si spera di poter raccoglie almeno la metà dei fondi attraverso le manifestazioni e donazioni private.

StregaTè allora ha deciso di aderire al progetto proponendo, a chi ne ha voglia e desiderio, di partecipare a una cerimonia del tè. Il denaro sarà devoluto per un buon fine. Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare StregaTè tramite mail info@stregate.it e telefonando allo 051.222564o o recarsi direttamente al tea shop. StregaTè si trova in via Porta Nova 7a, Bologna.