Scandalo durante i campionati europei di cani da slitta

Lo scorso fine settimana in Svizzera, precisamente a Gryon, nel canton Vaud si sono svolti i campionati europei di cani da slitta.

Lo sleddog, pratica antichissima, nasce dall’esigenza che l’uomo aveva di effettuare lunghi spostamenti sulla neve, ma presto l’esigenza lascia spazio allo sport. L’attività infatti diviene una disciplina sportiva, il cui punto fondamentale è il rispetto per i cani, i quali nella competizione diventano veri e propri partner.

Purtroppo, però, non sempre la teoria rispecchia la pratica e come spesso avviene negli sport in cui vengono impiegati animali, l’uomo dimentica il benessere di questi, accecato dai propri interessi.
Stavolta lo scandalo vede come protagonista il musher italiano Claudio De Ferrari, nome noto all’ambiente dello sleddog, il quale viene ripreso mentre sprona in maniera abbastanza violenta i suoi husky palesemente stanchi.

Un video amatoriale diffuso sul web ha scatenato lo scandalo e ha provocato le reazioni di animalisti e delle stesse federazioni. Il presidente della Società svizzera dei mushers ha commentato l’accaduto ammettendo di non aver mai visto una cosa simile, mentre la federazione austriaca Club Österreich ha escluso il musher italiano da tutti gli eventi futuri. La federazione internazionale WSA (World Sleddog Association), invece, ha deciso di sospendere De Ferrari fino alla prossima assemblea giudiziaria e la Federazione Italiana Musher Sleddog Sport ha deciso di sospenderlo da ogni competizione federale e dalle prove del circuito internazionale.

Nel video si sente qualcuno che richiama il musher, il quale ribatte sostenendo che il cane stia fingendo. Il più stanco del gruppo viene caricato sulla slitta e il resto dei cani riprende la corsa più tardi, forse incitati dal passaggio di un’altra slitta.

La sospensione definitiva di Claudio De Ferrari da ogni tipo di competizione rappresenterebbe una punizione significativa dal punto di vista sportivo, perché darebbe prova del fatto che chi maltratta in qualunque modo un animale non è degno di far parte dello sport, soprattutto se si tratta di discipline nelle quali la collaborazione e il rispetto dell’animale sono principi fondamentali.

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