L’Europa si muove in favore delle famiglie gay, ed Il Giornale rimane scioccato

Profetico fu dunque l’attacco di qualche giorno portato da Angelino Alfano nei confronti delle unioni tra persone dello stesso sesso: arriva oggi la notizia che il Parlamento europeo, con venti voti di scarto (342 a 322) e contro il parere dei popolari e delle destre, ha approvato il punto 7 della risoluzione sulla “Parità dei diritti fra uomo e donna”, articolo che va contro le “definizioni restrittive di famiglia” ed auspica una tutela giuridica per le coppie omosessuali ed i loro figli. Non si tratta, allo stato, di una decisione che possa porre dei vincoli agli stati membri ma il principio (specie qui in Italia) irrompe violentemente in una tematica il cui dibattito è da sempre contraddistinto da toni molto accesi.

Parte subito alla carica Il Giornale, che strilla in prima pagina che “Hanno vinto i gay”, delineando una Europa in mano agli omosessuali, e con toni apocalittici si scaglia contro la decisione di Strasburgo: “Dopo aver perso la centralità economica, ora rischiamo di farci imporre anche l’etica” si legge nell’articolo. Al quotidiano  diretto da Alessandro Sallusti risponde subito l’Unità dal suo sito web, definendo “provocatorio e di cattivo gusto” il grido che proviene dalle colonne del giornale, con particolare riferimento alla parola “etica”, che sarebbe stata già abbastanza “schernita, ignorata, attaccata” dai media berlusconiani per le vicende del “bunga bunga”. Come dire: da che pulpito vien la predica.

In realtà l’intera risoluzione non tocca solo la questione delle unioni gay, occupandosi in genere di diritti fondamentali, della pari dignità a prescindere da religione, convinzioni, disabilità, orientamento sessuale, compresa la condizione femminile, chiedendo alla Ue cose come una nuova disciplina sulle quote rosa nelle aziende ed in politica, la riduzione del differenziale sulle retribuzioni tra maschi e femmine, così come la garanzia del congedo di maternità retribuito tra i paesi membri. La relatrice Sophia in’t Veld, liberale olandese, ha però voluto inserire anche le parti relative agli omosessuali, provocando l’immediata levata di scudi del gruppo popolare, così come rivendicato fieramente dal capogruppo del Pdl Mario Mauro, che parla di un approccio strumentale: “Uno scontro di natura ideologica al quale ci siamo opposti compatti”, posizione confermata dalla leghista Mara Bizzotto, che commenta contrariata: “La famiglia omosessuale non esiste e non esisterà mai”.

Perplessità anche a sinistra, dove tra i democratici Silvia Costa ha preferito l’astensione sul punto 7, così motivando: “L’unione fra persone dello stesso non può essere equiparata a una famiglia, ma si possono riconoscere dei diritti legato alla convivenza” mentre esulta invece Debora Serracchiani: “Il Parlamento sa guardare lontano, delineando una definizione di famiglia che prospetta il futuro e che ritrae molte situazioni esistenti”.

Da notare quindi il ripetersi in Europa della frammentazione del Partito Democratico, che su questa tematica aveva fatto registrare alcuni distinguo da parte di Rosy Bindi, che sull’argomento invitava a non confondere il matrimonio in quanto tale con l’unione civile tra persone dello stesso sesso, attirandosi alcune critiche dal suo stesso schieramento.

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