Palermo, Leoluca Orlando (Idv) si candida contro Ferrandelli (PD)

Che confusione! I cittadini palermitani non si fanno mancare nulla, se è vero che alle urne per eleggere il nuovo sindaco avranno a disposizione un’ampia scelta di candidati da una parte e dall’altra. Ma la coalizione che potrebbe uscire davvero con le ossa ammaccate è il centro-sinistra, non in grado di capitalizzare le difficoltà del campo avversario, quando stavolta avrebbe avuto la possibilità di conquistare la poltrona di primo cittadino del capoluogo siciliano. Ieri, il deputato e presidente nazionale dell’Idv, Leoluca Orlando, si è auto-candidato a sindaco di Palermo, avendo trovato il sostegno anche di Prc, Pdci e Verdi.

Sarà una conferenza stampa odierna a sancire ufficialmente l’ennesima candidatura palermitana, mentre a fianco di Orlando non ci sarà Sinistra e Libertà di Nichi Vendola, che ha assicurato il suo appoggio al candidato Fabrizio Ferrandelli, che ha vinto le primarie del centro-sinistra di tre settimane fa da indipendente, sebbene fosse un ex Idv trasmigrato nel Partito Democratico.

Tuttavia, il PD, l’Idv e Sel avevano appoggiato la candidatura di Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso il 19 luglio del 1992 dalla mafia. Quest’ultima ha contestato l’esito del voto, aprendo un durissimo scontro tra i partiti della coalizione, ma soprattutto mettendo nel ridicolo il PD, che si è trovato a difendere un candidato esterno contro un proprio uomo. Sul voto indaga anche la Procura di Palermo, dopo che il Comitato dei Garanti aveva dato il suo placet sull’esito delle urne. Il riconteggio chiesto e ottenuto dalla Borsellino, infatti, aveva sancito una vittoria lievemente più ampia per il suo rivale, ma non per questo la sinistra radicale si era rassegnata a dovere sostenere Ferrandelli, cosa che, invece, ufficialmente Vendola si è impegnato ora a fare, per non rompere l’alleanza con il partito di Bersani, a livello nazionale.

Già tre volte sindaco, Leoluca Orlando mira a tornare alla guida della città dopo 12 anni. Il sindaco uscente è Diego Cammarata, che si è dimesso qualche mese fa in anticipo sulla scadenza del mandato e che ha amministrato Palermo a capo di giunte di centro-destra.

Dunque, salgono a cinque i candidati a sindaco della città. Oltre a Ferrandelli e Orlando, ci saranno anche Massimo Costa, giovane 34enne e brillante dirigente del Coni, proveniente dalle file dell’UDC, ma appoggiato anche dal PDL. Indispettito dall’alleanza tra i due partiti, il Pid di Saverio Romano ha lanciato la candidatura di Marianna Caronia, consigliere regionale, che ha tutto il sapore di cercare di pesarsi all’interno della coalizione. La donna ha già annunciato che appoggerà Costa al secondo turno e che in ogni caso esisterebbe un accordo preliminare su un eventuale sostegno reciproco al ballottaggio.

Ma anche Fli è andata su tutte le furie alla notizia che il candidato dell’UDC sarebbe stato anche quello del PDL. E così il responsabile regionale Carmelo Briguglio, uno dei falchi dei finiani, ha deciso di lanciare a sua volta una candidatura autonoma, presentando come aspirante sindaco Alessandro Aricò, consigliere regionale di Fli e appoggiato anche dall’Mpa.

In effetti, l’esito di Palermo sarà un test importante per ciascun partito. Il PDL vi vede la speranza di evitare un tracollo, perché un’eventuale sconfitta in questa città sarebbe un colpo durissimo alle speranze di Angelino Alfano di correre per la premiership del partito o della coalizione nel 2013.

L’UDC, dal canto suo, punta a capitalizzare il vento in poppa nei consensi di questi ultimi mesi e a rendersi quale decisiva agli occhi di uno dei due potenziali alleati, PDL o PD.

Quest’ultimo vede una possibile vittoria a Palermo quale segnale di un cambiamento delle sorti politiche sull’isola, che resta sempre la regione del famoso 61 a 0 del 2001, quando, cioè, il centro-destra ottenne qui tutti i deputati possibili.

Ma un altro test è tutto interno allo stesso Partito Democratico e per due ragioni. Da un lato, la vittoria di Ferrandelli rappresenterebbe per il partito una timida conferma sulle speranze di sganciarsi da Di Pietro, pur rendendosi difficile la lettura di una vittoria appoggiata pure da Vendola.

Non solo. La vittoria di Ferrandelli sarebbe anche un successo per l’ala del partito che in Sicilia ha voluto e imposto una maldigesta alleanza con gli autonomisti dell’Mpa del governatore Raffaele Lombardo, la cui giunta si regge solo grazie all’appoggio proprio del PD, sebbene sia invisa alla stragrande maggioranza degli elettori di centro-sinistra.

Sono tanti, quindi, i test che si mescolano di livello nazionale e locale, anche se è evidente che comunque vada, per Bersani sarà una sconfitta. Lo sarà, se Ferrandelli perdesse, in quanto il PD lo sostiene, come dimostra anche la visita che Massimo D’Alema ha già prenotato nel capoluogo siciliano, in suo sostegno.

Sarà sconfitta per il segretario e paradossalmente anche nel caso in cui Ferrandelli dovesse vincere, visto che il suo appoggio è avvenuto solo per necessità, avendo prima puntato su Rita Borsellino.

Da ché queste elezioni amministrative a Palermo dovevano essere una cavalcata trionfale del centro-sinistra, si sono trasformate in un appuntamento imbarazzante per il PD. Solo la sinistra poteva suicidarsi così.

 

 

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