Scontri a Roma fra operai Alcoa e polizia

Scontri oggi a Roma fra gli operai della fabbrica Alcoa di Portovesme e le forze di polizia. Gli operai sono scesi in strada per recarsi al ministero dello Sviluppo economico a seguire la vertenza che riguarda il loro stabilimento, che rischia la chiusura. I manifestanti hanno tentato di sfondare il blocco posto dalle forze dell’ordine in prossimità dell’ingresso del ministero, in via Molise.

I lavoratori giunti a Roma dalla Sardegna sono oltre 400 e questa mattina si sono scontrati duramente con le forze dell’ordine: durante gli scontri si sono verificati lanci di oggetti e petardi a cui gli agenti hanno risposto con cariche e manganellate. Un ristretto gruppo di operai ha deciso di bruciare delle tessere elettorali e una bandiera italiana, in segno di protesta. A quanto pare il gesto non è stato condiviso dal resto dei lavoratori, che li ha poi esclusi dal corteo.

Moltissimi lavoratori si sono riversati all’ingresso del ministero sbandierando i simboli delle sigle sindacali e intonando una serie di slogan contro il governo e la crisi. Il tutto è stato accompagnato dal rumore dei tamburi e dei caschi da lavoro battuti a terra. Oltre ai lavoratori, hanno preso parte alla protesta i sindaci di venti Comuni e i rappresentanti dei sindacati. Erano presenti anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e il presidente del consiglio regionale della Sardegna, Claudio Lombardi. I due presidenti erano già stati ricevuti dal ministro Corrado Passera, proprio per discutere della situazione dell’Alcoa.

Lo stabilimento che rischia di chiudere è quello di Portovesme, in provincia di Carbonia Iglesias. Questo stabilimento dà lavoro a 900 persone e da solo produce quasi il 12% del fabbisogno nazionale di alluminio.

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