Silent Hill Downpour Recensione

Silent Hill Downpour ha rappresentato per molti videogiocatori la speranza della ripresa di un genere che, nella sua vera essenza, è stato alquanto abbandonato negli ultimi tempi: il Survival Horror.

Murphy Pendleton, protagonista di questo nuovo capitolo della serie Silent Hill ha il nefasto compito di condurci in una storia che ha tutti gli oneri di chi deve rispolverare un genere. Il nostro amico è un galeotto che deve essere trasferito da un carcere all’altro, durante il viaggio qualcosa va storto e Murphy riesce a scappare ritrovandosi, suo malgrado, libero ma a Silent Hill.

Silent Hill Downpour si dimostra assai più vicino ai primi capitoli della serie con un minor numero di nemici, incontrati solo sporadicamente, e una maggiore enfasi delle fasi di esplorazione e ricerca di oggetti per la risoluzione degli enigmi.  I problemi maggiori riguardano il sistema di combattimento con un livello di danno che non sembra correlato al tipo di arma, una usura casuale delle stesse e da una generale scarsa qualità della telecamera si da vicino che da lontano. Un altro elemento sicuramente degno di nota è che i nemici, oltre ad essere poco numerosi, rappresentano raramente una minaccia per cui la tensione, che dovrebbe essere il punto di forza, cala inevitabilmente.

Tutti i personaggi del gioco, compreso Murphy sono animati in modo legnoso e poco convincente, peccato perché l’impressione iniziale che si ha è che Unreal Engine 3 è stato sfruttato a dovere. Le varie location si presentano invece in modo altalenante, con alcuni interni ben dettagliati e ricchi di particolari, e altri decisamente spogli, tutti comunque con texture di qualità non eccelsa. Le musiche sono sicuramente la parte migliore del gioco grazie alla capacità di creare sempre una certa atmosfera.

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