Male asta Spagna, spread BTp-Bund schizza a 360 bp

Il quadro sui mercati finanziari è in veloce peggioramento. Lo avevamo già intuito dall’andamento dei titoli di stato semi-periferici nelle sedute delle ultime due settimane, ma la conferma più eclatante è arrivata stamane sia dal primario, con l’asta di titoli spagnoli, sia dallo stesso secondario. Oggi, infatti, Madrid ha emesso 2,59 miliardi di bond con scadenza 2015, 2016 e 2020. Già l’importo complessivo segnala le difficoltà riscontrate dal Tesoro iberico, visto che era previsto un massimo di 3,5 miliardi, un miliardo in più del valore collocato.

Ma il dato più negativo è quello dei rendimenti. Rispetto alle aste precedenti, su ciascuna scadenza si è registrato un aumento dei tassi, come risultato di una riduzione, in qualche caso molto forte, della domanda.

In particolare, i titoli con scadenza 2015 hanno visto i rendimenti crescere al 2,89% dal 2,44% di marzo. Incredibile il tonfo del rapporto di copertura, che passa dal 4,89 del 15 marzo al 2,41. In pratica, la domanda si è dimezzata. Scenario analogo per i titoli quadriennali. Il loro rendimento è letteralmente esploso al 4,319% dal 3,376%, con un bid-to-cover ratio sceso a 2,46 da 2,59. In salita anche il rendimento dei Bonos 2020, che arrivano al 5,338%. Come dire che in una sola asta sono stati bruciati i miglioramenti di diverse settimane di discesa dei tassi sui titoli di stato e le previsioni sono tutt’altro che incoraggianti.

Il problema principale, fanno notare gli strategist, è che i mercati non credono che la Spagna sarà in grado di mantenere fede agli impegni sul risanamento del deficit di bilancio, concordato con Bruxelles al 5,3% per quest’anno, ma sopra di un paio di punti a fine 2011.

E note di pessimismo arrivano dalla stampa finanziaria d’Oltreoceano, con l’ultimo articolo, pubblicato oggi sul Wall Street Journal, dove si evidenzia che le politiche di austerità introdotte in Italia potrebbero non solo essere insufficienti a ridurre il debito, ma addirittura potrebbero innalzarne il livello, per effetto di una contrazione dell’economia attesa abbastanza forte, oltre che in Spagna e Portogallo. L’articolo del quotidiano americano sottolinea, infatti, come l’aumento delle tasse deciso dal governo Monti comporti un miglioramento sul fronte del deficit fiscale, ma produce un calo della ricchezza, che si ripercuoterà negativamente sul rapporto tra debito e pil.

Si tratta del secondo ragionamento negativo sull’Italia nel giro di due giorni, da parte della stampa anglofona. Ieri, era stato il Financial Times, sponsor mediatico all’estero di Monti, ad affermare che il nostro Paese potrebbe dovere attuare nuove misure di austerità, a causa dell’effetto combinato tra recessione e tassi alti sul debito. Una eventualità smentita direttamente dal governo italiano, oltre che da singoli ministri, come Corrado Passera ed Elsa Fornero.

Sta di fatto che nella seduta odierna, lo spread è tornato ad allargarsi dai 329 punti di apertura a 360, bruciando in poche sedute il calo pur sostenuto che proseguiva quasi ininterrottamente dall’inizio dell’anno e che aveva portato il differenziale di rendimento decennale tra i nostri BTp e i Bund tedeschi fin sotto quota 270 bp.

Non rassicurano i mercati le notizie pessime sul fronte del pil e dell’economia reale nel suo insieme. Quest’anno ci si attende una recessione di almeno l’1,6%, secondo le ultime stime europee, mentre la ripresa dovrebbe arrivare non prima del quarto trimestre, se non nel 2013. Vero è anche che l’indebitamento del quarto trimestre 2011 è sceso al 2,8%, mostrando un miglioramento dell’1,4% sullo stesso trimestre del 2010. Tuttavia, il trend dell’occupazione, con i senza lavoro giunti al 9,3% e con la ricchezza delle famiglie in calo, come mostrano i dati Bankitalia sul biennio 2008-’09, non lasciano presagire nulla di buono.

D’altronde, gli inasprimenti fiscali hanno determinato una contrazione della già asfittica crescita, mettendo a rischio proprio i conti pubblici che dovevano essere tutelati.

Sul fronte monetario, tutte le cartucce che potevano essere giocate sono state giocate e non ci si può più attendere nuovi aiuti salvifici da parte della BCE. Oggi, Francoforte ha confermato i tassi per il mese di aprile all’1% e livelli inferiori sono impensabili, visto che il tasso medio d’inflazione nell’Eurozona è tre volte tanto.

Di più. La BCE ha già erogato liquidità alle banche per mille miliardi di euro al tasso minimo dell’1%. Questa enorme massa monetaria sarebbe in parte stata impiegata in acquisti dei titoli di stato italiani e spagnoli, addirittura, in anticipo sulla data di ottenimento, visto che i nostri bond sono serviti proprio come collaterale per il rilascio delle garanzie da parte degli istituti in favore della banca centrale, in cambio di prestiti a buon mercato.

In sostanza, il timore che sembra confermarsi seduta dopo seduta è che il tonfo dello spread tra gennaio e marzo fosse dovuto più a investimenti speculativi da parte delle banche, che hanno trovato conveniente acquistare bond pubblici remunerativi e cederli in garanzia a Francoforte, per potere ricevere prestiti all’1%, ricavando un vantaggio sul differenziale.

Non è un caso che qualche giorno dopo l’ultima asta Ltro, avvenuta a fine febbraio, lo spread sia tornato a salire costantemente, confermando i dubbi di quanti avevano guardato con un pò di scetticismo alla discesa rapida del differenziale.

 

 

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