Nichi Vendola indagato, ma non molla la poltrona. Sotto di lui costi record politica

Terremoto politico anche a sinistra. Il leader di Sinistra e Libertà e governatore della Puglia, Nichi Vendola, è indagato per concorso in abuso di ufficio, nell’inchiesta sullo scandalo della sanità, che vede coinvolta anche la cosiddetta “Lady Asl”, ossia Lea Cosentino, ex direttore generale dell’Asl di Bari, che rientra già nelle indagini sul caso Tarantini. Lo ha comunicato ieri lo stesso Vendola, che ha aggiunto di avere ricevuto la notizia dalle Fiamme Gialle, a conclusione delle indagini. Si tratta dell’ennesima grana, che cade nella giunta Vendola, dopo che già era stata travolta dallo scandalo sanitopoli.

I fatti risalirebbero al 2008, quando pare che il governatore avrebbe fatto pressioni per piazzare il prof.Paolo Sardelli, che opera nel campo della chirurgia toracica.

Secondo le accuse di Cosentino, nel 2008, quando era andato in pensione il prof. Campagnano, si tenne un concorso per sostituirlo, ma il prof. Sardelli non vi partecipò, perché sarebbe stato interessato a fare parte dell’istituenda unità chirurgica del Di Venere. Tuttavia, quando fu evidente che tale unità non si sarebbe più realizzata, Vendola fece pressione sulla Cosentino, per riaprire i termini del concorso già bandito, al fine di farvi rientrare l’amico Sardelli, che il governatore riteneva essere molto bravo. Lady Asl sostiene di essere stata contraria, ma Vendola le fece intendere chiaramente che l’avrebbe tutelata. Guarda caso, a quel concorso vinse proprio Sardelli.

Il governatore si difende in conferenza stampa, sostenendo di essersi solo accertato che al concorso avrebbero partecipato i più bravi (evidentemente, ora il governatore è diventato un luminare della medicina) e un numero congruo di persone, affermando che le qualità del prof. Sardelli sarebbero indiscusse. Non solo. Vendola rincara la dose, ribadendo che la Cosentino avrebbe risentimenti nei suoi confronti, tanto da avere chiesto un maxi-risarcimento di tre milioni di euro alla Regione Puglia. Vendola, infine, smentisce di avere sostenuto la candidatura di Sardelli in quanto suo amico.

Ad ogni modo, il caso Puglia esplode proprio nel bel mezzo dello tsunami ancora in corso, che sta travolgendo il Carroccio e che ha già portato alle dimissioni di Umberto Bossi, del figlio Renzo e del segretario provinciale varesino Canton (non erano neppure indagati!). La sinistra avrà le armi spuntate sulla questione morale, visto che dalla Lega Nord, che lo si voglia ammettere o meno, è stata impartita una lezione di dignità politica, con il leader storico che ha fatto un passo indietro, in difesa della credibilità del partito.

Ovviamente, a Bari di dimissioni non se ne parla nemmeno. Nella stessa città, il sindaco Emiliano è stato nelle scorse settimane nella bufera, per la famosa, quanto ridicola storia del pesce ricevuto in dono. Anche in questo caso, di mollare la poltrona non si fa minimamente cenno. Nella stessa Milano, Filippo Penati, consigliere regionale e già presidente della provincia di Milano, è accusato di avere favorito per centinaia di milioni di euro a carico dei cittadini un’operazione di finanziamento indiretto all’Unipol nel 2005, attraverso l’acquisto di una quota della Milano-Serravalle.

In questo caso, non sono arrivate nemmeno le scuse, ma la sinistra si è chiusa a riccio e in un silenzio imbarazzante e assordante.

Ma per tornare nella Puglia del moralista Vendola, basti pensare che la sua regione vanta il record di aumento dei costi della politica. Da quando egli è governatore, ossia dal 2005, il Consiglio Regionale ha aumentato le spese del 50,29%, passando da 28,2 milioni a 42,5 milioni di euro. Gli stessi consiglieri regionali sono passati da 60 a 70, ma nel 2010 la regione voleva portarli a 78. Per fortuna, ci pensò la Corte Costituzionale ad evitare l’ennesimo sperpero di denaro pubblico, sotto la maggioranza di centro-sinistra.

Tutto questo, mentre si inasprisce la pressione fiscale sui contribuenti pugliesi, con addizionali Irpef e sulle accise. Un modello di gestione del potere, che fa accapponare la pelle. In Puglia, i consulenti di nomina politica sono 14.111, mentre i consiglieri di cda pubblici sono ben 711, con molti di questi nominati proprio dal governatore.

In totale, secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, in Puglia i costi della politica sarebbero di 265 milioni. Il predicatore della moralità in casa d’altri razzolerebbe male, malissimo.

Ha credibilità questa sinistra, quando parla di questione morale, chiede pulizia, ma poi non muove un dito per farla al suo interno? Certamente, no.

Il caso Tedesco, il senatore PD, salvato dalla richiesta di arresto della Procura di Bari, ha evidenziato già nei mesi scorsi l’ipocrisia di un PD manettaro con gli altri, ma molto benevolo con i propri uomini.

E che dire della Sicilia, dove il partito di Bersani governa insieme a Raffaele Lombardo, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa? Qui non si tratta di anticipare il giudizio di colpevolezza sul governatore siciliano, quanto di rimarcare il fatto che in casi simili si agita da parte della sinistra una questione morale, che non viene minimamente avvertita quando essa ne è coinvolta mani e piedi.

Per questo, una sola richiesta a Pierluigi Bersani & Co: gestite il partito e le alleanze come meglio credete. Vi giudicheranno gli elettori. Ma almeno risparmiateci i sermoni sulla legalità.

 

 

 

 

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