George Harrison: living the material world, 10mila presenze in un giorno per il documentario di Scorsese

La vita di un musicista e di una delle band più famose al mondo in un docu-film evento firmato da un grande regista di Hollywood. Tutto questo è George Harrison: living in the material world, il documentario che l’autore di Taxi Driver e Toro Scatenato ha dedicato al ‘Quiet Beatle‘, il componente più riflessivo e contemplativo della band, spesso oscurato dal carisma di Lennon e McCartney ma autore dalle “retrovie” di alcune delle canzoni più belle e note del quartetto di Liverpool: Something, Here comes the sun, Taxman, The inner light, Within you without you, While my guitar gently wheeps.

Proiettato nella sola giornata di ieri in pochi selezionati cinema, sono state più di 10mila le persone, ma soprattutto i fan dei fab four, ad affollare le sale, molte delle quali delle quali hanno registrato il tutto esaurito. Un dato che ha spinto la casa di distribuzione Nexo Digital a replicare l’appuntamento già da lunedì prossimo.

Il primo amore di Martin Scorsese è il cinema. Il secondo la musica rock. Due passioni che il maestro italo-americano, che quest’anno ha incantato il pubblico con la favola in 3D Hugo Cabret, ha saputo coniugare grazie alla forma del documentario. Il regista Premio Oscar iniziò trentenne col montaggio di Woodstock, pietra miliare del moderno rockumentary; poco dopo fu la volta di The Last Waltz, tratto dal concerto di addio dei The Band. Risalgono invece al nuovo millennio due perle scorsesiane sempre a cavallo tra cinema e musica: No direction home (2005) sulla vita di Bob Dylan e Shine a light (2008) sul concerto dei Rolling Stones al Beacon Theater di New York. All’appello mancavano solo i Beatles, la band che a detta del suo fondatore John Lennon “era più famosa di Gesù Cristo”. Realizzato con immagini rare e del tutto inedite, oltre a numerose testimonianze dei suoi familiari e amici più cari tra cui anche Ringo Starr, Eric Clapton, Paul McCartney, Yoko Ono il figlio Dhani e la moglie Olivia (anche produttrice esecutiva del film tributo), Scorsese ha ricostruito in tre ore di documentario la vita e la carriera di questo artista di cui è riuscito a coglierne l’ironia, la purezza e il carisma.

Attraverso questa grande mole di immagini, parole e musica, Scorsese ci conduce nella storia di questo talentuoso artista partendo dall’infanzia, per poi snodarsi attraverso l’incontro decisivo a 17 anni con Paul e John e l’ingresso nei Beatles, il successo planetario della rock band, per poi deviare sul percorso interiore di George e il suo viaggio spirituale in India alla ricerca di una dimensione meno terrena e materiale assieme al suo guru Ravi Shankar, fino alla prematura scomparsa avvenuta nel 2001, per un tumore fulminante al cervello.

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