Bersani: “Dimezzare i rimborsi ai partiti subito!”. Ma chiederlo adesso forse è troppo comodo?

Pierluigi Bersani oggi è sceso in campo in prima persona sul tema dei finanziamenti pubblici (cioè dei soldi che vengono coattivamente tolti ai cittadini senza possibilità di scelta, per darli ai partiti) : dimezzare subito da 182 a 90 milioni la somma destinata alle formazioni politiche sotto forma di rimborsi elettorali. La tempistica però dell’intervento è un pochino insolita, anzi forse al limite dell’imbarazzante. Perchè dico questo? Si sono dovuti aspettare gli ultimi scandali su Margherita e Lega Nord, la richiesta di alcuni partiti di eliminare completamente i finanziamenti pubblici (Radicali ed Italia dei Valori), ed i rumors sul nuovo partito di centro-destra che nascerà dalle ceneri del Pdl (“Tutti per l’Italia”), che dovrebbe rinunciare in toto ai finanziamenti pubblici, perchè il leader del Partito Democratico abbia trovato l’opportunità per fare una dichiarazione del genere, quando fino all’altro ieri profetizzava solo controlli serrati, ma senza interventi sulle cifre?

Il punto è questo: lo stipendio per i Parlamentari prima, ed il finanziamento pubblico dei partiti nascono in Italia storicamente con un fine nobile, quello cioè di non rendere ricattabili le persone e commerciabili le idee politiche dalle lobbies, dai gruppi di potere e dalle persone più ricche. Ma se poi andiamo a vedere che negli anni (Prima e Seconda Repubblica), decine e decine di persone, forse centinaia, a tutti i livelli istituzionali, anche locali, hanno mangiato e mangiato sulle nostre spalle ben oltre i loro stipendi, tanto vale azzerare tutto e ripartire dal modus operandi di 10o anni fa!

Nemmeno più un euro di finanziamento ai partiti, ma neanche più un euro di stipendio ai politici: chi vuole fare politica si comporti come ai primi del 900, cioè lo faccia per passione, al di fuori dell’attività lavorativa che svolge per vivere. Tanto alla fine in Parlamento ci vanno comunque avvocati, giornalisti, commercialisti, imprenditori, o politici di professione (senza arte nè parte) di lungo corso, ricchi, se non ricchissimi.

 A questo punto se devono comunque essere corrotti, che almeno non rubino pure i nostri di soldi!