FonSai, Sator-Palladio lanciano nuova offerta diretta

Un’altra svolta clamorosa all’indomani della sospensione da parte dell’Antitrust del piano Unipol per Fondiaria Sai. Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo, a capo rispettivamente di Sator e Palladio Finanziaria, insieme a Giorgio Drago, starebbero mettendo mano a un’offerta da 800 milioni, che questa volta sarà rivolta direttamente alla compagnia assicurativa, di cui i due sono complessivamente soci all’8%. Si apprende che l’offerta sarebbe già pronta, ma dovrebbe essere presentata non prima di lunedì sera, quando cioè giungerà a scadenza quella attuale, rivolta alla holding Premafin, ma che gli organi della compagnia non hanno potuto nemmeno esaminare, a causa di un accordo in esclusiva tra la controllante e Unipol.

In base alle indiscrezioni, si tratterebbe di una ricapitalizzazione da 800 milioni, che Sator e Palladio sarebbero in grado di offrire a FonSai, con 400 milioni di capitali propri e altri 400-500 milioni sul mercato, grazie alla creazione di un consorzio alternativo di garanzia, che dovrebbe essere guidato dall’americana JP Morgan e da almeno altre due banche straniere.

Ora, qui la questione è particolare, visto che lo scorso 23 marzo, l’assemblea dei soci FonSai aveva già approvato un aumento di capitale da 1,1 miliardi, capitanato da Mediobanca, ma in virtù di un patto di sindacato tra Unipol e Premafin la delibera sarebbe impugnabile, se non fosse approvata senza il voto di quest’ultima. In soldoni, bisognerà ripetere l’assemblea, cosa che certamente non sarà accolta con applausi dai mercati. E a questo punto, la strada per Arpe e Meneguzzo potrebbe essere almeno più semplice, rispetto al mese scorso, adesso più che mai con il vento in poppa, dopo che l’authority ha di fatto bocciato l’offerta alternativa. E a contribuire al risultato sono stati proprio i due investitori, che si sono visti accogliere tutte le rilevazioni che avevano presentato nell’esposto inviati agli organi di controllo, in particolare, sul doppio ruolo ambiguo di Piazzetta Cuccia.

E ora che tutti conoscono le posizioni nette dell’Antitrust, si consolidano i timori su un possibile flop dell’operazione di fusione, dopo che erano stati avanzati dubbi dalla stampa finanziaria, già nelle scorse settimane. In sostanza, il discorso è sempre stato questo: Unipol e FonSai, una volta fuse, darebbero vita a un gruppo assicurativo con posizione dominante sui mercati, sia nel Ramo Danni che in quello Vita. Pertanto, già da tempo sembrava certo che l’authority avrebbe chiesto alle compagnie di dismettere post-fusione parte della loro rete agenti, in modo da non creare concentrazioni di mercato a livello locale.

Tuttavia, la decisione appresa ieri lascerebbe intendere agli analisti che l’entità delle dismissioni che sarebbero imposte, sempre che il piano verrà approvato alla fine della sospensione di 30 giorni, potrebbe essere più consistente del previsto e non è detto che alla fine il gioco vale la candela, perché al netto, le perdite potrebbero essere maggiori dei guadagni derivanti dalla fusione, grazie alle sinergie.

Non ultimo, non è mai stato risolto il nodo della gestione amministrativa, perché mai è stato chiarito quanti quartieri generali vi sarebbero e come sarebbe snellita l’amministrazione delle attuali quattro società.

Infine, c’è il capitolo giudiziario, che rischia di travolgere qualsiasi piano. Ieri, la Procura di Milano ha fatto effettuare alcune perquisizioni presso le sedi di Imco e Sinergia, ossia le casseforti dei Ligresti, detentrici del 20% circa di Premafin e le cui azioni sono state sottoposte a sequestro da un paio di settimane.

Nella delibera con cui il pm Luigi Orsi ha ottenuto il permesso di effettuare le perquisizioni, si legge che vi sarebbero gravissime incongruenze tra lo stato fallimentare delle due società e il bilancio del 2010. In quest’ultimo, infatti, non ci sarebbe traccia delle difficoltà finanziarie che di fatto rendono Imco e Sinergia insolventi, con 400 milioni di debiti, a fronte di un attivo massimo patrimoniale di 300 milioni.

Le ipotesi sarebbero di false comunicazioni sociali e di distrazione di capitali, in seguito ad operazioni, che hanno portato in alcuni casi Sinergia a guadagnarci e FonSai a perderci, in altri la perdita era a carico di entrambe le società, con guadagni in favore di soggetti terzi (che potrebbero essere legati alla stessa famiglia Ligresti). Inoltre, bisognerebbe capire come si è arrivati ad accumulare un debito così ingente.

Insomma, all’orizzonte ci sono tutti i presupposti per chiedere ed ottenere il crac anche di Premafin, cosa che ad oggi non è stata fatta, in considerazione di un’offerta di salvataggio sul mercato e sulla quale avrebbero dovuto prima esprimersi le autorità di controllo. Ma dopo la bocciatura di ieri dell’autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella, la situazione sembra essere a una svolta, ma non in linea con le attese di Bologna.

A questo punto, le chance di Sator e Palladio si impennano e anche in considerazione della stroncatura che l’Antitrust ha compiuto verso Mediobanca, creditrice dei Ligresti e al tempo stesso controllante Generali e regista del piano di fusione, crescono le probabilità che alla fine l’assemblea dei soci FonSai si pronunci per un consorzio alternativo a quello guidato da Piazzetta Cuccia, dando vita a un aumento di capitale, secondo l’offerta di Arpe e Meneguzzo, con il voto determinante degli azionisti di minoranza, già abbondantemente beffati da tutta la vicenda.

 

 

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