PDL ragiona su tracollo e Mantovani parla di appoggio a grillini

Il day-after del PDL non è stato affatto facile. Il partito dell’ex premier si è risvegliato ieri ultra-decimato dalle urne di domenica e lunedì, che pur non riguardando elezioni politiche, sono pur sempre un segnale di allarme notevole, avendo visto il coinvolgimento di nove milioni di elettori. E quando ieri è rientrato da Mosca il presidente Silvio Berlusconi, che era stato invitato dal presidente Putin a presenziare alle celebrazioni per il suo re-insediamento al Cremlino, è stata una girandola di incontri, numeri, opinioni, esternazioni di malessere su cui lo stato maggiore del partito ha dovuto ragionare.

Il dato iniziale da cui partire lo da il coordinatore Denis Verdini, che insieme a Ignazio La Russa guida le truppe dei più arrabbiati contro il governo Monti.

Verdini snocciola alcune cifre, che danno un’idea un pò più complessa dell’andamento del voto di due giorni fa. I voti di lista al solo PDL sono stati appena l’11,7%, ma mettendo insieme anche i voti dati alle liste apparentate e alle civiche, si arriverebbe a un non drammatico 28% circa. Certo, bisognerebbe mettere insieme di tutto, ma il ragionamento di Verdini è che pur facendo la stessa cosa in campo avversario, ossia sommando i voti del PD a quelli delle liste apparentate, esso arriverebbe poco sopra il 30%, cioè solo due punti sopra al PDL. Come dire, che nemmeno gli altri hanno ragione per festeggiare, perché le distanze sono molto ridotte tra le due formazioni maggiori.

E, tuttavia, il clima non è certo di serenità in Via dell’Umiltà, dove un pò tutti i maggiorenti del partito chiariscono un concetto: così non si può andare avanti. Monti fa perdere voti.

Lo dicono proprio tutti e stavolta è quanto affermano pure esponenti come Raffaele Fitto, preoccupato evidentemente per l’andamento del PDL nella sua Puglia, dove il partito ha perso nettamente in tutte le grandi realtà, che hanno preso la via della sinistra.

Berlusconi è stato altrettanto chiaro su un punto: non bisognava e bisogna drammatizzare quanto accaduto. Si sapeva che a questo giro non ci sarebbe stato un risultato favorevole al PDL, ma è importante anche attendere i ballottaggi, mentre è necessario costruire una federazione di tutti i moderati, anche perché Casini non sta messo meglio. Le urne hanno messo nel cassetto la costruzione del famigerato Terzo Polo, come ammette lo stesso leader centrista su Twitter, sostenendo che si tratti di un’area politica che non riesce a rappresentare bene le istanze dei moderati, come hanno dimostrato i risultati elettorali.

Ma nell’immediato, prima delle grandi manovre nel centro-destra, c’è l’incognita ballottaggi. E il coordinatore azzurro in Lombardia, Mario Mantovani, lancia quella che potremmo definire una proposta choc, ossia il sostegno ai candidati del Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo, in funzione anti-PD.

Mantovani definisce i grillini come un’esperienza per certi versi paragonabile a quella di Forza Italia del 1994, nel senso che cercano di rappresentare quella voglia di nuovo e di cambiamento che c’è nel Paese. Per questo, Mantovani propone una sorta di appoggio generale ai candidati grillini, che al ballottaggio si trovino in sfida contro esponenti della sinistra, perché questi ultimi sarebbero proprio gli oppositori del cambiamento.

Il coordinatore lombardo sa bene che non si potrebbe parlare di alleanza, anche perché l’ordine di scuderia nell’M5S è chiarissimo: niente accordi con alcuna coalizione al secondo turno. Tuttavia, le parole di Mantovani mostrano un segnale di interesse non indifferente da parte di un esponente locale di spicco del PDL, anche nel tentativo di dare una risposta ai molti elettori che anche nel suo partito avrebbero votato per i grillini, in segno di protesta e di disillusione dal PDL.

Una cosa, invece, sembra certa a livello nazionale. Per ora, il segretario Angelino Alfano non si dimette, perché nessuno lo ritiene responsabile di una sconfitta che era nell’aria da mesi e che risale ad almeno un anno fa, alle amministrative della primavera del 2011, quando il PDL perse Milano e non arrivò a conquistare nemmeno Napoli, che pure sembrava alla portata, dopo decenni di disastri delle amministrazioni di centro-sinistra.

Insomma, Alfano resta sempre il leader senza il “quid”, per usare un’espressione dello stesso Berlusconi, ma non è questo il punto. Il problema è la classe dirigente e come chiarisce lo stesso Mantovani in un’intervista, il PDL perde laddove ha mal governato, non è tanto un problema di candidati, perché ha perso anche dove i candidati erano di rottura con il passato.

Di certo, il clima anti-Monti che si respira tra le fila azzurre è destinato a peggiorare, dopo la battuta (l’ennesima!) del premier contro il precedente governo, considerato responsabile della crisi e dei suicidi di cui si parla in questi mesi. Un intervento, quello di Monti, che qualcuno vede come il tentativo del capo del governo di istigare a una rottura con il PDL, in modo da mandare in frantumi il partito tra pro e contro l’esecutivo.

 

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