La “lista nera” del Fronte Nazionale fa tremare l’Ump

A quattro giorni dalla clamorosa sconfitta di Nicolas Sarkozy alle elezioni presidenziali, non riuscendo ad ottenere un secondo mandato, la partita politica francese non si è affatto chiusa, visto che tra un mese esatto si voterà per le elezioni politiche, quindi, per il rinnovo di 577 deputati dell’Assemblea Nazionale. E per la prima volta da diversi decenni, la destra francese neo-gollista si trova dinnanzi a una posizione nuova, ossia tra una sconfitta alle presidenziali e la necessità di non arrendersi, in vista del voto politico. Una situazione inedita per l’Ump, che non sa esattamente come cercare di attirare a sé i voti dei delusi, degli scontenti, che domenica scorsa hanno deciso di voltare le spalle a Sarkozy, preferendo Hollande o restando a casa.

Tra un turno e l’altro, Sarkozy ha dovuto cercare la rimonta sullo sfidante socialista, puntando a raccogliere i consensi tra gli elettori del Fronte Nazionale, che avevano assegnato a Marine Le Pen un ottimo 18% di voti al primo turno.

La rincorsa a destra è stata evidente, con i toni sempre più decisi contro l’immigrazione selvaggia e clandestina e per un maggiore rispetto dell’ordine pubblico. Una virata insufficiente a restare all’Eliseo, anche se la sconfitta è stata sul filo di lana. Ad ogni modo, la lezione del 6 maggio per la destra francese è che non si può pensare di ricordarsi delle proprie radici politiche, solo a ridosso delle urne. Sarkozy era arrivato cinque anni fa all’Eliseo proprio perché era considerato di rottura con lo stallo del corso di Jacques Chirac, che aveva portato la destra transalpina ad essere una brutta copia della già pessima sinistra socialista. Eppure, nonostante avesse suscitato molte speranze e quasi fatto andare nel dimenticatoio la strabiliante avanzata dei frontisti del 2002, da presidente si è perso e il Fronte è tornato ad affacciarsi più forte di prima alla finestra della politica parigina, stavolta puntando a restarci e non solo a limitarsi per brevi incursioni.

E così, archiviata la breve stagione sarkozyana, che poco o nulla ha lasciato alla politica della Francia, l’Ump cerca di riposizionarsi. Soprattutto, cerca un nuovo leader.

Ma in questo mese che lo separa dal voto politico, il partito dovrà cercare di restare unito e di non creare un clima arrendevole, perché il pericolo sarebbe di un risultato disastroso che ne minacci la stessa esistenza. Infatti, dicevamo che Le Pen ora punta a riposizionare il suo Fronte Nazionale, a discapito dell’Ump. E sta facendo scalpore la dichiarazione di uno dei suoi massimi esponenti, un tale Bruno Gollnisch, il quale ha affermato che il partito avrebbe una sorta di “lista nera” di candidati Ump da abbattere alle legislative. In sostanza, il Fronte starebbe tentando di avanzare puntando scientificamente a selezionare i collegi in cui ciò sembra possibile.

Parole, quelle di Gollnisch, che stanno seminando il panico tra i gollisti, che temono che l’avanzata dell’ultra-destra non si sia fermata al solo voto delle presidenziali.

La stessa Le Pen non tende la mano ai rivali della destra, sostenendo che bisognerà valutare caso per caso i patti che le verrebbero proposti, ma che se un candidato Ump dovesse chiedere di entrare nel suo partito non sarebbe accettato. Una prova di forza evidente, che punta a mettere nell’angolo il partito che è stato di Sarkozy fino a domenica scorsa e che uno dei suoi massimi dirigenti, Jean-François Copé, ritiene non possa fare accordi con il Fronte.

Niente, nessuna apertura da parte dell’Ump, anch’esso più per timore che così facendo si aprirebbero le porte della legittimazione al voto frontista, con ricadute rovinose per i neo-gollisti.

Questo atteggiamento di sfida reciproca sarà mantenuto fino al voto di giugno, secondo turno compreso. Tuttavia, il destino dei rapporti tra le due formazioni di destra sembra essere diverso. Lo stesso risultato di domenica dimostra che la sinistra ha vinto, sebbene fosse minoranza, perché unita. Hanno votato tutti a sinistra per Hollande, cosa che non è avvenuta per Sarkozy a destra.

Ciò avvenne anche nel 1997, quando inaspettatamente il centro-destra perse le elezioni anticipate, che sulla carta erano date per vinte, a causa dell’avanzata del Fronte Nazionale e dell’ordine perentorio di Chirac di non stringere con esso alcun accordo.

Ma sotto i ponti è passata molta acqua, da allora. Il leader del Fronte non è l’imbarazzante Jean-Marie, che definì i forni crematori dei nazisti “un dettaglio della storia”, bensì la figlia Marine, che mira apertamente a farsi portavoce di una destra nuova, certamente molto identitaria, anti-europea, anti-sistema, ma non per questo estremista e razzista.

E in ogni caso, la ragione sta sempre con gli elettori e un partito che arriva a certe percentuali non può essere derubricato a voto da non considerare. La stessa corrente interna all’Ump, la Destra Popolare, non sembra essere in grado di arginare l’avanzata del Fronte Nazionale. Per questo, ai gollisti non resterebbe che stringere un accordo e prima del secondo turno, se non vuole subire una fortissima batosta anche al ballottaggio delle legislative, regalando la Francia ai socialisti.

 

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