Terremoto in Vaticano, cacciato Gotti Tedeschi da Ior

Il Consiglio di Sovraintendenza dell’Istituto per le Opere Religiose (Ior) ha sfiduciato ieri il presidente Ettore Gotti Tedeschi. L’organo è composto da laici, dal vice-presidente Ronaldo Hermann Schmitz, Antonio Maria Marocco, Manuel Soto Serrano e Carl Albert Anderson. La commissione cardinalizia di vigilanza, invece, è presieduta dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone. Il consiglio si era riunito ieri in sessione ordinaria, con all’ordine del giorno la ridisegnazione della governance, che ha visto il voto unanime di tutti i consiglieri sulla rimozione di Gotti Tedeschi, per non avere svolto le funzioni di primaria importanza per il suo ufficio, nonostante ripetute comunicazione al presidente uscente, in tal senso.

Il Consiglio ha anche comunicato che sarà suo compito adesso ricercare un presidente di eccellenti qualità, in grado di ripristinare i rapporti tra l’istituto e la comunità finanziaria, basati sul rispetto reciproco e su standard accettati internazionalmente.

Interpellato dall’Ansa, subito dopo la sua rimozione, Gotti Tedeschi ha commentato di preferire non dire nulla, perché altrimenti pronuncerebbe solo cattive parole, aggiungendo che il suo silenzio è dovuto anche per rispetto del Santo Padre, che desidera non turbare. In effetti, la vicenda che ha visto ieri la clamorosa cacciata del banchiere piacentino è abbastanza complessa e per quello che sembra emergere dalla sua analisi vedrebbe Benedetto XVI estraneo ai fatti. Anzi, nel 2009 era stato lo stesso Papa ad avere voluto il banchiere alla presidenza della banca vaticana, mentre si sa che il suo oppositore sarebbe il cardinale Tarcisio Bertone, che presiede, come detto, proprio la commissione di vigilanza. Ma anche il direttore delle relazioni internazionali e istituzionali della Rai, Marco Simeon, nonché il banchiere romano Cesare Geronzi sarebbero altri due oppositori al Gotti Tedeschi. Al momento, il vice-presidente Hermann Schmitz ha assunto la carica ad interim.

La sfiducia di ieri è solo l’epilogo di uno scontro con il Consiglio di Sorveglianza, che è iniziato dopo pochi mesi dal suo arrivo alla presidenza. Alcune operazioni dello Ior erano finite nel mirino della magistratura romana per un giro di denaro. Gotti Tedeschi decise sin da subito di collaborare con i giudici senza esitazione, facendosi interrogare ed evitando che questi facessero ricorso a una rogatoria internazionale. Ricordiamo, infatti, che il Vaticano è uno stato indipendente dall’Italia.

Più recentemente, poi, ad acuire gli attriti tra le parti vi era stata la vicenda di “Vatileaks”, ossia della fuga di notizie di alcuni documenti dallo Stato del Vaticano. Infine, pare che un ennesimo motivo di scontro sia stato legato alla introduzione di alcune regole di trasparenza, che in teoria avrebbero dovuto fare inserire il Vaticano nella “white list” internazionale.

Certo è che l’uscita di scena dalle stanze vaticane del banchiere non è nemmeno privo di ripercussioni politiche. L’uomo, infatti, oltre a godere di notevole stima da parte di Papa Benedetto XVI, è stato molto vicino all’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, con il quale condivideva l’analisi della crisi finanziaria internazionale. Tanto che tornato al governo nel 2008, l’ex ministro lo volle con sé e lo nominò suo consigliere per i problemi economico-finanziari ed etici dei sistemi internazionali e consigliere della Cassa depositi e prestiti.

Gotti Tedeschi aveva una visione cristiana del capitalismo. Ad esempio, sulla crisi del 2008, contrariamente alla vulgata comune che voleva nel sistema capitalista l’origine della crisi, il banchiere espresse la convinzione che ciò fosse dovuto al fatto che gli USA avessero basato la loro crescita sul debito.

Restando in tema di economia internazionale, secondo l’uomo, si sarebbe dovuta creare una “good bank” internazionale, in grado di investire centinaia di miliardi di dollari nei Paesi poveri, che potessero innescare un meccanismo di sviluppo, il quale a sua volta andasse a beneficio non solo delle popolazioni locali, bensì anche delle stesse economie avanzate.

Anche la sua posizione sui banchieri era particolare, invitando l’opinione pubblica a non prendersela con i bonus molto lauti in loro favore o con i derivati, bensì contro l’uso che ne fa spesso.

Gotti Tedeschi ha 67 anni, piacentino, sposato e cinque figli, professore di Etica all’Università Cattolica di Milano, anche editorialista per l’Osservatore Romano, l’organo di informazione della Santa Sede. All’inizio degli anni ’80 è tra i fondatori di Banca Akros. Vicino a Benedetto XVI, di lui disse tempo fa che meriterebbe il premio Nobel per l’Economia, per la sua pubblicazione dell’enciclica Caritas in Veritate e lo stesso prefetto della congregazione dei vescovi, Giovan Battista Re, aveva firmato le prefazioni ad alcuni suoi libri.

Il ritratto, quindi, del banchiere appena defenestrato è di quelli che godono il massimo rispetto delle gerarchie vaticane e allo stesso tempo hanno accesso alle sfere dell’altissima finanza internazionale. Riguardo a quanto accaduto ieri bisognerà approfondire, però, se il Pontefice sia stato consenziente o parte attiva nella sua rimozione o se al contrario sia stato contrario o persino all’oscuro della vicenda. Ma le parole dell’ex presidente lasciano pensare che il rapporto con il Papa sia immutato e che questi non abbia avuto alcun ruolo.

 

 

 

 

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