Snam, controllo passa a Cdp. Critiche da Financial Times

Esattamente come era stato anticipato oltre una settimana fa dal quotidiano finanziario britannico Financial Times, Snam Rete Gas sarà sottoposta al controllo di Cassa Depositi e Prestiti, che rileverà da Eni una partecipazione di almeno il 25,1%. Lo prevede il Dpcm, varato ieri dal governo, con qualche giorni di anticipo sulla scadenza prima fissata a fine mese. Dunque, l’azionista di controllo di Snam, la rete del gas ad oggi sotto il controllo di Eni, sarà la Cdp, cosa che ha suscitato qualche reazione polemica della stampa inglese, che ha parlato di un ritorno all’era delle partecipazioni statali, di un neo-statalismo. Il governo si era difeso dalle accuse, sostenendo che alla fine dell’operazione, Snam avrà una maggiore quota sul mercato, in quanto oggi, tra Tesoro e Cdp, Snam è in mani statali per il 33%, mentre si prevede che scenda complessivamente sotto il 30%.

L’ipotesi iniziale era che la società di gestione del gas passasse sotto il controllo di Terna, anch’essa controllata al 29,85% da Cdp. Tuttavia, l’amministratore delegato di quest’ultima, Giovanni Gorno Tempini, ha spiegato come il governo abbia preferito una diversa soluzione, perché Terna non sarebbe considerata adeguata a gestire Snam, per via del suo piano triennale, che ha previsto già lo stanziamento di 6 miliardi per investimenti, mentre Snam a sua volta avrebbe bisogno di altri 7 miliardi.

Cdp dispone di 3 miliardi di cash capital e, pertanto, sarebbe il soggetto idoneo ad assicurare alla controllata capitali liquidi e un controllo indiretto da parte dello stato. Il testo del Dpcm prevede che Eni debba vendere sul mercato la quota restante di azioni Snam in suo possesso, pari al 27% del capitale di quest’ultima, a condizioni di trasparenza e di accesso non discriminatorio verso alcun soggetto. E qui sta la novità, rispetto alle anticipazioni del Financial Times di una decina di giorni fa. Contrariamente alle attese, non è stato posto il limite del 5% nella detenzione delle partecipazioni in Snam, cosa che avrebbe potuto creare non pochi problemi nel reperire capitali freschi dall’esterno. Ad esempio, si parlava nelle scorse settimane dell’interessamento di un fondo del Qatar, ma difficilmente un investitore decide di puntare su una quota di così esigua minoranza, a fronte del controllo di oltre il 25% da parte di un unico soggetto. Tuttavia, resta l’imposizione del governo, per cui Cdp debba rimanere un azionista determinante, indipendentemente dall’ingresso di nuovi soci.

In sostanza, pur in assenza del limite, chiunque voglia ottenere il controllo della società dovrebbe vedersela con Cdp e, anzi, prendendo alla lettera il contenuto del decreto, pare proprio che Cdp non possa che essere socio di controllo, semmai “concedendo” ad altri soggetti un’intesa.

Certo, non è detto che in futuro Cdp non possa vendere una parte delle sue partecipazioni in Snam, ma il senso del decreto rimarrebbe immutato. Ma in disaccordo con le previsioni comunitarie e con l’orientamento dell’Antitrust italiano, il governo consentirebbe così alla Cdp di avere il controllo di oltre il 50% del mercato finale del gas, grazie alla detenzione di partecipazioni anche in Italgas e F2i.

Al contrario, è stato espresso il divieto per il ministero dell’economia di fornire poteri di indirizzo a Snam e alle altre partecipazione di Cdp in società che gestiscono infrastrutture di interesse nazionale nel settore energetico. Molto poco per potere parlare di reale liberalizzazione del settore. Il rischio è un ritorno al vecchio sistema delle partecipazioni statali, per il tramite della Cassa depositi e prestiti, che arriverebbe a mettere le mani a oltre la metà del mercato del gas in Italia. D’altronde, anche il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha affermato che l’intenzione è stata di mantenere un nucleo stabile di azionisti di controllo, al fine di assicurare un servizio di pubblica utilità.

Stando alle indiscrezioni dei giorni scorsi, Cdp non dovrebbe effettuare alcun pagamento cash, ma l’operazione sarebbe regolata con scambi azionari e cessione di asset. Ad esempio, sarà ceduto il gasdotto internazionale Tag all’Eni, mentre in cambio questa si impegnerà ad annullare il 9% delle sue azioni.

E’ notizia dei giorni scorsi, poi, che Snam ha acquisito con Fluxys il 15,1% di Interconnector, il gasdotto che collega il Regno Unito con il Belgio e al prezzo di 127 milioni da E.On. Già a marzo, le due società avevano rilevato pariteticamente una quota complessiva del 16,41%, mentre Fluxys dispone anche di una quota ulteriore del 15%.

Malgrado l’operazione non sia considerata di grande importanza da un punto di vista finanziario, essa confermerebbe la volontà strategica della società italiana di ampliare il suo business nel Nord dell’Europa, oltre che di diventare un hub decisivo nel corridoio del gas Nord-Sud.

Fa specie in tutta la vicenda il fatto che il governo tecnico, che in teoria avrebbe dovuto aprire l’economia nazionale al mercato, stia ripercorrendo le stesse tappe dei suoi predecessori politici, puntando a salvaguardare il rapporto tra stato e grosse utilities pubbliche, attraverso partecipazioni rilevanti. Viene confermato il dubbio degli inglesi che in Italia si stia avviando un corso di neo-nazionalizzazione di molto asset.

 

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